Sapienza artigianale e produzione industriale. Nell’ibridazione di questi due elementi si cela e sviluppa la cifra progettuale di Brian Sironi
Laureato in disegno industriale al Politecnico di Milano, Brian Sironi nasce e si forma professionalmente in Brianza, lavorando a stretto contatto con le eccellenze del territorio quali falegnami, ebanisti, intagliatori, fabbri, tappezzieri. Dopo un’esperienza negli Stati Uniti, fonda lo Studio Brian Sironi, concentrandosi sulle connessioni fra oggetto e utente e ricercando la purezza delle forme. Ha collaborato con Antoniolupi, Jee-o, Bitossi, Frascio, Albed, Martinelli Luce.
Il rapporto con il territorio è molto importante per te
Il rapporto con il territorio e le sue maestranze è fondamentali per il mio lavoro. Ho avuto la fortuna di nascere in un distretto che ha fatto la storia del design e sono cresciuto tra amici e parenti che lavoravano in questo settore. Ho vissuto la Brianza degli artigiani e della casa-fabbrica sin da piccolo e questo ha indubbiamente influenzato il mio immaginario. Ho osservato il lavoro di falegnami, tappezzieri, intagliatori e fabbri per poi lavorarci insieme dopo la laurea al Politecnico di Milano. Da sempre collaboro con una falegnameria brianzola per i miei progetti di interior design e per la realizzazione dei miei prototipi. Praticamente ogni mio progetto parte da un confronto con qualche operatore del settore design brianzolo, indipendentemente dal fatto che poi venga realizzato in Brianza o meno. Dalla Brianza ho imparato a ibridare sapienza artigianale e produzione industriale: se l’artigianato è la base sulla quale poggiano i miei progetti, è nella produzione industriale che trovo poi la mia massima espressione e alla quale si applica il mio più profondo interesse.
Hai affermato che in un tuo soggiorno negli Stati Uniti hai compreso che solo in Italia avresti potuto trovare quel sistema di aziende di design capaci di dialogare con il progettista
Vivere a San Francisco è stata un’esperienza incredibile, importante soprattutto a livello culturale e per acquisire una certa mentalità legata all’ottimismo, all’essere aperti, alla visione del futuro e all’individuazione di aree di opportunità. È lì che è nata la lampada Elica, dopo aver parlato con un imprenditore del mondo della luce che mi consigliava di progettare lampade a led. Nonostante tutti i lati positivi del contesto americano, non c’era però possibilità di trovare qualcosa di simile al sistema design che abbiamo in Italia e io ho messo a fuoco che quello che volevo era esattamente essere immerso nel sistema che avevo iniziato a conoscere in Brianza. Un sistema che mi permette di stringere delle relazioni con le imprese e di avviare delle vere e proprie conversazioni progettuali, una delle parti più appaganti del mio lavoro.
La lampada Elica di Martinelli Luce, con la quale nel 2011 hai vinto il Compasso d’Oro, ha sicuramente dato un grosso impulso alla tua carriera
Elica è il progetto che mi ha permesso di fare questo lavoro, vincere il Compasso d’Oro così giovane mi ha dato la fiducia necessaria per intraprendere la carriera di designer, un punto di partenza e non di arrivo. Sicuramente è uno stimolo a mantenere un livello molto alto nei miei progetti ma a volte è anche un ostacolo perché spesso le aziende si aspettano sempre una “nuova Elica”. Ringrazierò sempre Emiliana Martinelli con la quale si è instaurato un rapporto dialogico e fertile sin dall’inizio. Ero uno sconosciuto quando mostrai il prototipo (in legno, rigorosamente fatto in Brianza) della lampada e la sua risposta immediata fu “facciamolo!” Il resto della storia è noto: Elica ha vinto molti premi importanti, non solo il Compasso d’Oro, è stata esposta in vari musei e mostre e credo che la fortuna di questo prodotto sia dipesa molto della sua semplicità e immediatezza. Dimensionata secondo i principi della sezione aurea, non è presente nessun dettaglio tecnico a vista, il braccio stesso della lampada costituisce l’interruttore. Ruotando il braccio la lampada si accende e si spegne accompagnata da un feedback sonoro di accensione/spegnimento. Quando l’ho progettata mi sono ispirato alle forme pure delle grandi lampade del passato, come Atollo, Eclissi, Cobra. Una delle mie più grandi soddisfazioni è stata quando, nell’esposizione “Uno a Uno. La specie degli oggetti” curata da Beppe Finessi all’ADI Museum di Milano, che aveva l’obiettivo di abbinare oggetti uguali tipologicamente ma differenti formalmente e vincitori del Compasso d’Oro, perché elaborati da autori diversi e in anni molto distanti, Elica abbia fatto coppia con l’Atollo di Magistretti.
E poi, sempre a proposito di luce, ecco Apollo con Antoniolupi
Sì, ancora luce e anche in questo caso si è esplorato un territorio poco battuto. Con Elica era l’utilizzo dei led in una lampada ornamentale, mentre con Apollo è stato il connubio luce e acqua che era stato esplorato in modo superficiale e comunque non in questi termini. Apollo è un oggetto ibrido in cui nessuna delle due funzioni prevale percettivamente: è una lampada, ma allo stesso tempo un soffione per doccia. Una collezione di soffioni che mette insieme i due elementi di luce e acqua connettendoli in un’unica composizione di forme pure.
Come è nata un’idea così originale?
La scintilla iniziale è stata quella di dover risolvere il problema che spesso si riscontra nei progetti di interni, ovvero di dover illuminare la nicchia della doccia, e come e dove posizionare delle lampade IP65 all’interno della doccia. L’essere un oggetto ibrido e quindi il suo mettere insieme due funzioni è anche una strategia di sostenibilità ambientale. Significa produrre un oggetto invece che due, risparmiare sul packaging e sul sistema produttivo. La sperimentazione su tipologie ibride ha dunque un carattere innovativo non solo per la funzionalità e l’aspetto in sé del prodotto, ma proprio perché è una strategia indiretta di sostenibilità. Il risparmio energetico avviene inoltre perché la luce rimane accesa, nella doccia, solo quando serve, senza generare ulteriori sprechi. Un altro aspetto innovativo riguarda il diametro del soffione che conferisce ad Apollo un diverso aspetto rispetto ai soffioni tradizionali, senza ridurne portata e capacità. Ma la più interessante è la componente emozionale di Apollo, che trasforma l’atto quotidiano di farsi la doccia in un’esperienza piacevole, nella quale ci si lascia inondare da una pioggia luminosa primordiale che crea un’atmosfera di rilassamento anche grazie al comfort visivo che genera. Una performance olistica che appaga più sensi.
Si può dire che la tua cifra progettuale risieda nella ricerca di nuove funzioni in un prodotto preesistente?
È sempre difficile valutare il proprio lavoro ed è ugualmente interessante capire come viene percepito e interpretato. Non direi che sono alla ricerca di nuove funzioni, piuttosto ragiono sull’architettura del prodotto che devo progettare cercando di sintetizzarlo in un altro modo. Certamente può capitare che una parte dell’oggetto meriti di avere una funzione in più, ma non è qualcosa di deciso a priori, è sempre il risultato di un ragionamento e di un processo di design empatico: quante volte ci è capitato di dover cercare sul filo l’interruttore di una lampada? In Elica il braccio diventa appunto interruttore per evitare di andare a rincorrerlo sul cavo, mentre nella collezione di miscelatori Flow il prodotto è stato sintetizzato in un segno unico, una “S” che racchiude tutti gli elementi che compongono un miscelatore: maniglia, corpo, fuoriuscita dell’acqua. E questa “S” può diventare anche porta-asciugamano nei miscelatori da parete. Si può dire che in un certo senso cerco di accorpare funzioni e/o macro parti di un prodotto. Tutto questo si vede anche in Multidot, l’ultima lampada pensata insieme a Martinelli Luce, dove il cavo è elemento strutturale e tecnico ma diventa decorativo nel momento in cui si personalizza la sua posizione nello spazio.
Infine, domanda scontata ma necessaria, il bagno di oggi e quello di domani
Domanda scontata ma sempre stimolante per innescare una riflessione. Mi viene da dire che il bagno di oggi ha raggiunto pari dignità con tutti gli altri ambienti della casa. È un ambiente maturo, un luogo del benessere, dove passare del tempo di qualità, per questo è curato in tutte le sue parti e in tutte le sue funzioni, come altri ambienti della casa in cui è arrivato il progetto, il design appunto. È quindi più importante concentrarsi sul bagno di domani. Sicuramente ci sarà ancora molta attenzione agli aspetti sensoriali e di benessere psicofisico con una ibridazione degli elementi tipici del bagno di oggi. Difficile avere la sfera di cristallo, ma con il mio studio stiamo già lavorando al bagno di domani o quantomeno alla nostra visione su come potrebbe essere. Spero di aggiornarvi a breve.