CASE
Timeless

Ad Amsterdam, una maisonette firmata dall’interior designer Derkina Wiegman. Un progetto nel quale minimalismo e influenze italiane e giapponesi danno vita a un dialogo intenso e raffinato

Minimalista, ma di carattere. È la maisonette progettata ad Amsterdam da Derkina Wiegman, titolare dello studio che dal 2015 porta il suo nome. L’interior designer, classe 1986, ha da poco inserito nel suo portfolio quest’abitazione all’interno di un vecchio edificio scolastico. La richiesta del cliente era di mettere a punto un arredamento sostenibile e raffinato che si adattasse agli ambienti d’ispirazione giapponese concepiti dall’architetto Jen Alkema.

“Il risultato è un mix di influenze nipponiche e italiane ben rappresentato dalla poltrona Sunset in camera da letto, che prende spunto dalla Spanish Chair del danese Børge Mogensen datata 1959, ma prodotta dal marchio Time & Style di Tokyo in partnership con De Padova”, spiega Derkina. Allo stesso modo, nella camera degli ospiti la carta da parati ricorda un tatami, mentre oggetti in ceramica e sgabelli in cemento evidenziano ulteriormente il rimando al paese del Sol Levante.

“Quando penso al cemento la mia mente va all’architetto Tadao Andō, al suo gioco unico di linee visive rigorose interrotte da forme rotonde e fluide, alla connessione con la natura e all’idea di vuoto come elemento imprescindibile del design d’interni, in grado di trasmettere armonia e tranquillità”. Queste le linee guida di Wiegman, formatasi presso lo studio Piet Boon, dove ha imparato a lavorare con materiali naturali, nuance tenui e terrose e a dare rilievo all’artigianato tradizionale. L’obiettivo è creare un design slegato dai trend del momento, in grado di sopravvivere alla prova del tempo e il più possibile ecologico.

“Quello degli interni è un settore di lusso in cui si punta quasi sempre su prodotti nuovi”, continua Derkina “Questo comporta un po’ di responsabilità, per cui è essenziale sforzarsi di riciclare di più”. Non solo: “Quando decoro una casa e gli arredi devono essere sostituiti, cerco di offrirli online o di regalarli a parenti o amici del cliente, e nel mentre pongo dei limiti all’acquisto di oggetti nuovi: perché fare arrivare uno specchio da 25 mila euro da New York se con quei soldi si possono acquistare più cose altrettanto belle?”. Di qui l’ambizione, in questa maisonette, di inserire in un impianto minimalista una serie di elementi personali, creando collegamenti ben ponderati.

“Nella sala da pranzo il legno del tavolo si abbina al pavimento come se ne facesse parte e la struttura delle sedie corrisponde alla cornice lignea dell’opera appesa alla parete di Hendrik Kerstens, fotografo noto per i ritratti di chiara ispirazione fiamminga”. Non mancano associazioni più nascoste, come il cappello nella fotografia di Richard Phibbs, la cui struttura in pelle ruvida richiama la pelle della poltrona lounge Soft Pad Chair firmata Charles & Ray Eames. Ugualmente, restando in zona giorno, le sottili linee nell’opera di Jan Schoonhoven si rispecchiano nel montante della lampada da terra Pie de Salón di Santa & Cole, mentre la pelle della poltroncina Leggia di Antonino Sciortino per Baxter si abbina perfettamente alle opere di Erwin Olaf e al noce dei tavolini Ceccotti firmati Noé Duchaufour-Lawrance.

“Ogni volta che si osservano gli ambienti, si vede qualcosa di diverso, se ne ricava una storia nuova, ed è questo che mi affascina del mio mestiere: per me un interno ha successo se dopo 15 anni è ancora lì a sorprendere chi lo abita”. Un approccio rigoroso, ma non per questo freddo, che si riflette anche nella scelta di studiate icone del design. Oltre a quelle già citate, si va dal coffee table Cicognino disegnato da Franco Albini nel 1958, connubio di estetica, funzionalità e spirito ludico, alla poltrona PK22 di Fritz Hansen, un classico del nordic design.