Un ex monastero diventa la nuova casa di un mito della ristorazione. Dialoghi materici e ricercate imperfezioni sono gli ingredienti del progetto di Leonardo De Carlo per Casadonna
Fare architettura significa concepire non solo spazi ma sensazioni ed emozioni. Soprattutto quando il design è contenitore di funzioni creative ed esperienziali come la ristorazione e l’ospitalità. Attività che, oltre ai giusti ambienti, hanno bisogno di atmosfere fatte di equilibrio tra volumi, linee e materiali. Una filosofia che anima il progetto Casadonna di Cristiana e Niko Romito, firmato dall’architetto Leonardo De Carlo, che nel concept di questa affascinante location trasferisce un approccio fatto di semplicità, pulizia e razionalità.L’intervento nasce da un coraggioso e misurato restauro di un ex monastero del Cinquecento nel Parco Nazionale d’Abruzzo, nuovo teatro dello storico ristorante stellato Reale che assume così una rinnovata identità. Mutuando il fascino e aggiungendo con discrezione un tocco di novità a un luogo che diventa così simbolo della terra e della cucina di Niko Romito.
La riconquista delle qualità sensoriali è al centro della filosofia progettuale utilizzata da De Carlo: valori come il silenzio e l’espansione temporale, il recupero del rapporto con la natura, diventano elementi di un linguaggio architettonico essenziale capace di creare relazioni tra il vecchio e il nuovo, a volte attraverso contrasti, altre attraverso fusioni, individuando le imperfezioni per trasformarle in elementi distintivi nell’atmosfera della location.
La struttura di Casadonna rispecchia un approccio secondo cui ogni edificio deve inserirsi armoniosamente nell’ambiente come naturale prosecuzione e coglierne tutte le potenzialità. Una filosofia espressa attraverso il dialogo fra materiali che assumono pesi diversi, alternandosi nel vestire spazi plasmati da elementi interni, come volumi e dimensioni, e esterni come la luce naturale e l’orientamento. Ognuno di essi si distingue per coerenza e rigore di forme, dove ogni superficie e componente contribuisce alla definizione di ambienti apparentemente diversi ma in realtà complementari, mentre le loro texture creano preziose imperfezioni dettate da gesti e lavorazioni manuali che si influenzano e si valorizzano a vicenda.
Gli spazi di Casadonna sono distribuiti su più livelli in cui convivono identità diverse. Al primo piano, il ristorante Reale e un giardino recintato adibito a sala eventi, una grande cucina e il laboratorio, al secondo la lounge collegata da una grande porta alla sala da tè affacciata su un ampio spazio aperto, un volume vetrato che funge da ingresso al ristorante, una vecchia stalla trasformata in cantina, e infine le sei suite, cui si accede attraverso una maestosa scalinata in marmo.
Caratterizzati da un delicato equilibrio di materiali come legno di recupero, cemento, ferro, lino e lana cotta, i loro interni giocano creativamente su contrasti che svelano l’autenticità di elementi come i pavimenti in cementine di recupero, i soffitti in listoni in legno antico e il bianco delicato delle pareti a calce. Unici anche gli arredi, dove le strutture realizzate a mano in ferro invecchiato si contrappongono ai grandi volumi di letti e sale da bagno. A chiudere il cerchio, accessori di design che, insieme all’artigianalità, contribuiscono all’equilibrio tra perfezione e imperfezione, nuovo e antico, che esprime il carattere più autentico di Casadonna.
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