CASE
La Casa Rosa

A Casa Rosa, in Messico, luminose stanze ricche di colori e immerse nella giungla Maya sono
il frutto di un progetto di ristrutturazione attento alla storia e ai segni del tempo. Un luogo per amanti della natura, dove i muri in pietra dello Yucatan sono circondati da alberi secolari

La Casa Rosa si trova nel quartiere di San Sebastián, nel centro storico di Mérida, Messico. Un edificio coloniale che oggi trasuda di romanticismo, ma fino a una manciata di anni fa “era in pessime condizioni”, come ricorda Oswaldo Denis Dominguez. È stato lui ad acquistare la proprietà tempo addietro: non sapeva cosa farne, finché non ha incontrato Lucía Rios Santos, architetto a capo dello studio Atelier 16 e oggi sua moglie.

I due hanno deciso di recuperare l’edificio: “Abbiamo definito insieme il concept del progetto, la suddivisione degli spazi, gli elementi da aggiungere”, spiegano. “Per il resto, tutto ha preso forma man mano che scoprivamo dettagli meravigliosi che non potevamo non conservare, se non enfatizzare”.

L’intervento è stato pensato in modo da preservare le caratteristiche storiche del sito, lasciando traccia delle sue passate vicissitudini. Negli Anni 40 il terreno era stato comprato da tale Cristobal Duran alias Don Boxol, che vi costruì un’abitazione per sé e la sua famiglia, un negozio di alimentari dove commerciava frutta e verdura prodotte negli orti circostanti e delle vasche d’acqua open air dove gli abitanti della zona potevano rinfrescarsi per pochi centesimi.

Di qui la composizione della proprietà, costituita da un giardino di 750 metri quadrati e da due case un tempo separate da un muro che è stato demolito, per rimanere in piedi solo nella cosiddetta zona delle amache. Zona ricavata al posto di un magazzino che Oswaldo e Lucía hanno fatto abbattere mantenendone travi e tinteggiature, e collegata a un patio coperto, ma aperto sul verde. Qui sfilano una sedia Partera in legno intagliato disegnata da Don Shoemaker attorno al 1950, una coppia di poltrone in rattan e una stuoia intrecciata a mano.

Anche all’interno, dopo una ricognizione dei danni in ogni stanza, è stato fondamentale capire cosa potesse essere salvato e riportato a nuova vita e cosa no, avendo sempre in mente di rispettare l’essenza dell’immobile. Così, prima di tutto, sono stati scrostati svariati strati di pittura, il che ha permesso di arrivare alla superficie originale e di rinvenire, sulla parte superiore delle pareti, frammenti di affreschi che ora impreziosiscono gli ambienti. Su alcune parti di muro sono stati lasciati, in tributo al passato, anche date e recapiti dei clienti dell’ex negozio scarabocchiati a mano, mentre all’ingresso si è riusciti a recuperare il vecchio pavimento di piastrelle in pasta decorato con uccelli esotici e fiori.

“È stato importante saper riconoscere fino a dove potevamo spingerci nella ristrutturazione”, racconta Oswaldo, per il quale uno dei punti chiave era ottenere un’interazione continua tra spazio abitativo e giardino: “È un luogo per amanti della natura, la cosa più bella sono gli alberi secolari e i muri di pietre dello Yucatan”. Proprio questi muri caratterizzano l’area piscina, che con le sue superfici rosa gessate e una vetrata installata ex novo accoglie la scaletta in ferro usata un tempo dalla gente del barrio. “Il colore è un rosa messicano forte e vibrante che abbiamo usato in tutti gli ambienti in cui si combinano acqua e natura, bagni inclusi”.

In uno di questi colpiscono i lavabi in pietra e il contrasto materico tra gli archi di accesso in sasso e le finestre d’epoca in ferro e vetro riciclate come divisori. E se in cucina l’abbinamento tra intonaco chukum, pietra a vista, piastrelle rosa sabbia artigianali e il cedro di mobili, ripiani e cassetti sprigiona calore, in una camera da letto i motivi gialli del pavimento compensano un allestimento minimale, con un tessuto beige vaporoso appeso al muro di fondo a mo’ di quadro.

L’intento era far risaltare la bellezza dell’antico fondendola con il comfort del moderno in un progetto senza tempo. “A Casa Rosa si ha la sensazione di perdersi in una hacienda nella giungla Maya, in un momento storico difficile da identificare”.