Un palazzo del Seicento nel centro storico di Guastalla trasformato dalla decoratrice Francesca Orsi in un’insolita ‘casa delle meraviglie’. Con decorazioni pittoriche che sembrano un giardino
di papaveri e arredi vintage effetto nostalgia. Eclettico, evocativo… decisamente chic
La presenza del fiume Po si percepisce attraverso l’aria umida. Siamo a Guastalla e i piccoli viottoli del centro storico parlano di un tempo che sembra essersi fermato. Atmosfere zavattiniane si amalgamano a un mondo signorile: ci troviamo nel palazzo dove vive Francesca Orsi, eclettica arredatrice e cuore pulsante dell’atelier L’Orangerie Interiors. L’impianto originario della struttura risale al Seicento, con interventi che si sono succeduti nel corso del tempo e di cui si sono trovate testimonianze nelle stratificazioni murali.
Il palazzo – dopo la morte dell’ultimo proprietario – era in pessime condizioni, abbandonato da anni e senza manutenzione. Il primo sopralluogo dopo l’acquisto fu sconcertante e Francesca dovette prendere atto delle problematiche strutturali, nonché del fatto che la ristrutturazione avrebbe richiesto molto tempo.
Ma, paradossalmente, il gusto della sfida aumenta in modo direttamente proporzionale alle difficoltà: “Credo che in questo il mio lavoro mi abbia aiutata, soprattutto ad avere una visione a lungo termine di spazi che si presentavano compromessi. È stata la volontà di vedere realizzati questi ambienti così come li avevo immaginati fin da subito che mi ha supportata durante un lavoro di restauro lungo e difficile, per il quale ho preferito procedere in autonomia, senza il supporto di un architetto: avevo le idee molto chiare, sapevo dove volevo arrivare e volevo arrivarci da sola”.
Durante i lavori di restauro Francesca si è attenuta al principio della conservazione – per quanto possibile – non solo dell’impianto, ma anche dei materiali originari, dagli intonaci ai pavimenti. Ha recuperato tutte le pavimentazioni, anche quelle in legno, che sono state rimosse per permettere il consolidamento dei solai e poi riposizionate. Allo stesso modo ha cercato di conservare gli infissi originali, ma sulle facciate interne ciò non è stato possibile a causa del pessimo stato di conservazione delle parti lignee.
Ha dunque optato per infissi in ferro a tutto vetro, molto contemporanei, che enfatizzano il cuore della casa: il piccolo hortus conclusus attorno al quale si sviluppano gli ambienti. “Per quel che riguarda le finiture e le decorazioni volevo dare vita ad ambienti dal gusto evocativo, wunderkammer che rapissero lo sguardo, a prescindere dal gusto di chi le osserva. Un giorno accennai ad Eva Germani – decoratrice con la quale collaboro da anni – della mia voglia di un giardino domestico, un desiderio pittorico. Le parlai del mio amore per i papaveri e durante questa lunga chiacchierata progettuale avevamo già stabilito dimensioni e colori della parete giardino su cui ora poggia una cucina dal taglio minimale. Terminato il restauro mi sono trovata tra le mani una tela bianca da interpretare con l’arredo.
Occorreva trovare un equilibrio per evitare che gli spazi risultassero ridondanti, una non scontata sinergia tra arredo, architettura e decorazione”, continua Francesca. “Ho pensato che la strada più giusta fosse quella di mescolare gli stili, quindi via libera al vintage intersecato al contemporaneo, alle tinte nordiche, al Barocco e agli Anni 40. Bazzicando i più interessanti mercati e déballage europei ho raccolto una miriade di arredi, alcuni dei quali sono stati non il punto di arrivo ma lo spunto per creare un ambiente. Naturalmente il mio lavoro mi porta a valutare continuamente nuove fonti di ispirazione. E in virtù di questo la mia casa non sarà mai una casa finita, bensì un work in progress, una tela su cui continuare ad abbozzare sogni e visioni”.