Stucchi e decori, piastrelle e wallpaper animano lo studio di Josephine Akvama Hoffmeyer a Copenhagen. Uno spazio creativo dall’atmosfera domestica dove i colori diventano materia e poesia
Sembra una casa e l’effetto è voluto. Per Josephine Akvama Hoffmeyer, fondatrice e direttrice creativa di File Under Pop, era fondamentale avere uno studio che riflettesse la filosofia alla base del suo brand, incentrata sull’idea di trasformare gli ambienti vestendo le superfici, in un’affascinante esplorazione al confine tra arte, architettura e design d’interni.
Situato nel cuore di Copenhagen, a Frederiksstaden, quartiere progettato nella seconda metà del XVIII secolo da Nicolai Eigtved in stile rococò, il suo spazio di lavoro e showroom rispecchia questa visione: è il regno dove, combinando artigianato tradizionale e tecnologie moderne, la designer danese e il suo team danno forma a piastrelle in ceramica cotta e pietra lavica, carte da parati ed elementi murali dipinti a mano, tessuti e vernici. Il tutto nella cornice di un appartamento nobiliare con stucchi e decori, oltre a grandi finestre ad assicurare luminosità, che Hoffmeyer ha arredato riservando ampio spazio alle proposte File Under Pop, esposte in forma di pannelli alle pareti come fossero quadri.
L’allestimento è quindi in continua evoluzione, si trasforma ciclicamente con il cambiare delle collezioni del marchio. Lo arricchiscono alcuni pezzi H+O, brand multidisciplinare nato dalla collaborazione di Josephine con Elisa Ossino, con l’intento di “esplorare nuovi modi dell’abitare contemporaneo integrando le piastrelle di ceramica nella creazione di mobili, oggetti e superfici”. Il resto dell’allestimento degli spazi si compone di mobili per la maggior parte scandinavi, elementi vintage, una selezione personale di opere d’arte e qualche pezzo iconico di design.
Un mix ordinato, minimale ma di carattere, in cui spiccano, per esempio, la sedia Spade di Please Wait to be Seated, ideata da Faye Toogood con l’intento di fondere la forma degli sgabelli da mungitura a tre gambe con quella del manico di una vanga, il Poet Sofa di Finn Juhl, simbolo del design danese datato 1941. E ancora, il tavolo asimmetrico M1 progettato secondo i principi del Bauhaus da Stefan Wewerka per Tecta nel 1979, la lampada a sospensione Akari in carta di riso di Isamu Noguchi per Vitra fino allo scenografico lampadario a sfere in vetro opalino soffiato di Gino Sarfatti.
Messo a punto prestando grande attenzione alla luce sia naturale sia artificiale, l’aspetto cromatico è d’importanza primaria: bianchi e tinte neutre interagiscono con tocchi variopinti dati da sfumature inedite e gradazioni di viola, rossi, gialli e verdi che fanno vibrare l’insieme, mentre toni laccati si alternano a toni opachi.
Ma stanze e spazi sono in continuo divenire, proprio come le visioni di Josephine Akvama Hoffmeyer, designer di origine ghanese per parte di padre con alle spalle un percorso sui generis che spiega il nome del suo brand nato nel 2015: File Under Pop è un omaggio al suo passato di cantante e musicista e all’idea che sia possibile giocare con le tavolozze cromatiche come fossero partiture. Perché “se la musica è fatta di note, accordi, armonia e tensione, questi sono gli stessi ingredienti che uso nel mio lavoro oggi”.