Scoperte, migrazioni, evoluzione dei territori. L’immagine del Mondo di Pietro Ruffo – in mostra alla Biennale di Venezia – riecheggia la magia pionieristica del viaggio e ne attualizza il racconto
Nel Seicento, quando Coronelli crea gli splendidi mappamondi ora conservati alla Libreria Marciana di Venezia, la cartografia è già una scienza esatta. Lo è per non sbagliare rotta, anche se quell’abbaglio ha portato fortuna a Colombo. Lo è per conquistare terre, popoli, mercati. Lo è soprattutto perché alla sete di conoscenza non basta più osservare, vuole progredire e trasmettere sapere. Non è facile riportare su superfici convesse ciò che il topografo compone sul piano.
Servono immaginazione per dividere il foglio in spicchi, estro per celare al tratto quanto dello spazio terrestre è rimasto ignoto. Lo stimolo proviene incessante dalle scoperte geografiche. Si affina sui globi celesti che rari eruditi dipingono ancora a mano. Si nutre di sublimi ritrovamenti: a metà Cinquecento l’Atlante Farnese che riemerge dalle Terme di Caracalla segna uno stile. Ma è la riproducibilità a stampa a fornire strumenti, filiere, risorse per accedere al più vasto pubblico, adattandosi a gusti, sensibilità, esigenze plurali.
Sirene che si rincorrono lungo coste lontane, grifoni plananti ai poli, brigantini che veleggiano tra pesci esotici ed eroi mitici: il barocco è insieme eleganza e sperimentazione. Sta qui il fascino di un’epoca che Pietro Ruffo ha saputo cogliere e trasmettere alla propria opera. L’artista ci accoglie nel suo studio all’ex pastificio Cerere, nel quartiere San Lorenzo di Roma, seduto accanto a “L’immagine del mondo”, la coppia di globi commissionati dalla Biennale di Venezia 2024.
Omaggio alla città simbolo per secoli di libertà e ricchezza che germogliano dallo scambio tra scienza e umanesimo letterario, Ruffo ne ha scelto accuratamente le icone: l’epopea cinese di Marco Polo di cui si celebrano i 700 anni, le collezioni universali della Biblioteca di Piazza San Marco e, naturalmente, i mappamondi di Coronelli, sintesi perfetta tra talento artigiano, sapienza geometrica e fantasia.
Con la tecnica che ne qualifica il lavoro, Ruffo ha ritagliato le silhouette poi fissate con gli spilli su carta millimetrata: solcate da ombre scure, animate nel rilievo, le due sfere, celeste e terrestre, riecheggiano la magia pionieristica del viaggio e ne attualizzano il racconto. Nato a Roma nel 1978, laureato in architettura, Ruffo ha esposto in importanti musei e istituzioni internazionali come i Musei Vaticani e il Maxxi a Roma, quindi Tunisi, Calcutta, gli Stati Uniti, il Brasile, il Messico.
Con interessanti incursioni nel mondo della moda: ha realizzato installazioni per la maison Valentino, ha collaborato con Christian Dior per costumi, scenografie e opere multimediali, attingendo al proprio background culturale per narrare in disegni, collage e pitture su ceramica, la sua passione per la storia e le connessioni con la filosofia. La Serenissima che varca mari in cerca di spezie diventa così metafora dell’eterno sconfinamento: oltre l’esperienza dello sguardo, fuori dal tempo nei mutui rimandi fra passato, presente e utopia. “L’immagine del Mondo”, esposta al Padiglione Venezia fino al 24 novembre 2024, appare una mappa che suggerisce a noi, oggi, stranieri erranti, il senso della mescolanza per non smarrire cammino e speranza di un riscatto collettivo per l’umanità.