Conoscere le radici storiche e culturali dell’architettura e del design è necessario per uscire dalla dittatura della forma fine a se stessa
Dal 1994 lo studio di Ludovica Palomba Serafini e Roberto Palomba ha interpretato l’architettura, il design, la direzione artistica e la comunicazione con un stile unico e riconoscibile, fondato sull’interconnessione fra forma, funzione e contesto. Un lungo elenco di riconoscimenti internazionali sta a testimoniare un percorso ricco di progetti che, come nel caso del bagno, hanno saputo rivoluzionare il concetto stesso di questo ambiente. Fra le molte aziende con le quali hanno collaborato Ideal Standard, Flaminia, Talenti, Wall&Deco, Kartell, Poltrona Frau, Zanotta, Giorgetti, Twils, Artemide, Ethimo, Driade, Zucchetti.Kos, Tubes e Boffi. Quella che segue è una chiacchierata con Roberto Palomba.
Lavori da quasi trent’anni, non sei stanco di farti intervistare?
Quando ho iniziato ero il più vecchio dei giovani, adesso se mi intervisti vuol dire che ho ancora qualcosa da dire e da dare. Ho voglia ed energia sufficienti per continuare a raccontare belle storie. Credo senza falsa modestia di poter affermare che sono un personaggio fondamentale nel settore, ho dato il calcio d’avvio e rotto schemi, e non solo nel bagno. Un percorso lungo e complesso compiuto con tante aziende, settori, materiali, che mi ha regalato molti ricordi, personali e professionali, che mi hanno enormemente arricchito. E, non avendo ancora previsto di andare in pensione, credo mi dovrai intervistare ancora.
Il Mediterraneo per te è un costante richiamo
Sono nato 59 anni fa a Cagliari, su un’isola dove in trenta chilometri si passa dall’Ottocento alla modernità, e in mezzo c’è la natura, con enormi contrasti, che era ed è un fornitore eterno di materiali. Il Mediterraneo è la culla, la madre che ci contiene tutti, un bacino di culture, con popoli simili ma diversi, con radici comuni dalle quali ognuno ha poi sviluppato la sua identità. Mediterraneo come equilibrio, qui ci sono tutte le stagioni, il mare e la montagna. Mediterraneo come contaminazione, dove si è formata la cultura occidentale.
La cultura. Che cosa rappresenta per te?
Sono un architetto, ma non sono mai stato un bravo studente, dunque ho dovuto studiare parecchio e mi è rimasta la voglia di scoprire, approfondire. Studiare da studente, aggiornarsi da docente. La cultura ci cambia, dentro e fuori. Cultura è coltivare, dunque far nascere. Nel nostro lavoro non può esserci solo la forma, l’estetica. Quando fai un progetto e quel progetto non ti cambia, almeno un po’, non entri nella cultura del progetto, rimani nel mare magnum del prodotto.
Cosa ti porteresti su un’isola deserta?
Sicuramente non un wc. Penso invece a una penna e a dei fogli bianchi, che riempirò. E prima che tu me lo chieda ti parlo della solitudine che si può provare su un’isola deserta o in una megalopoli. Noi maschi siamo sempre da soli, al contrario delle donne che crescono un figlio dentro di sé. Noi nasciamo, viviamo e moriremo soli. La parte di me che mi ha sempre fatto compagnia in questa solitudine è il progetto, che non mi ha mai fatto sentire un naufrago solitario o l’isolato abitante di una metropoli. E poi, mi porto della musica.
Il giro del mondo che hai contribuito a realizzare per Ideal Standard
Il World Tour è stato una formidabile occasione per poter parlare e raccontare a mercati che in quel momento non erano fisicamente raggiungibili un’idea, un progetto nato dalla pancia dell’azienda che ha coinvolto tutto il team. Si è voluto raccontare il bagno in modo diverso, contestualizzandolo alla vita delle persone delle cinque città coinvolte – Milano, Berlino, Londra, Parigi, Dubai – mentre Shanghai abbiamo dovuto rimandarla per ovvi motivi sanitari. Per noi architetti il contesto è fondamentale, ecco dunque questa unione fra diverse culture e architetture e il prodotto. Tutto deve poi concorrere a narrare, con le fiere e gli stand si costruiscono architetture, con il World Tour abbiamo proposto il contesto, la vita, e poi è servito a far uscire l’azienda dalla gabbia dei consigli per gli acquisti. L’ambiente bagno unisce design e funzione ed è proprio qui che Ideal Standard ha il suo dna. Il bagno è un ibrido fra arredo e architettura, fra un oggetto mobile e un’architettura stabile. Ci vuole poi un demiurgo per unire i due mondi e, sorpresa, questa persona non è il designer (il designer è un mago) ma l’idraulico. E il mercato, compreso l’idraulico, ha percepito positivamente il Tour perché ha beneficiato della richiesta merceologica sottintesa. Ecco il valore della comunicazione.
Parli spesso, e progetti di conseguenza, di semplicità
Molto semplice: la semplicità è la complessità risolta. Rendere evidente ciò che è l’obiettivo del progetto senza ricorrere allo stile. I miei prodotti per questo vivono da anni, non invecchiano. E, ultimo ma non ultimo, fanno fatturato.
Qual è la domanda che oggi ti poni?
Rifletto spesso sul concetto di civiltà. Ti faccio un esempio: nel 1948 solo il 48 per cento degli italiani aveva il bagno in casa e ancora oggi definiamo incivile chi non ha ce l’ha. Dunque il bagno è uno dei parametri che ancora oggi utilizziamo per definire il concetto di civiltà. Ma cos’è civile o cosa non lo è? Come è possibile che ci siano guerre in tutto il mondo o che si insulti una coppia gay che passeggia per strada o che si ammazzino decine e decine di donne ogni anno? Cos’è la civiltà? Questo è quello che spesso mi chiedo.