CASE
Nell’antico monastero

Elogio dell’identità storica, connubio tra antico e moderno, rispetto del genius loci. Restaurata secondo queste linee guida, una dimora a Noto rievoca l’atmosfera dell’antico monastero progettato dall’architetto Rosario Gagliardi. Tra i maggiori esponenti del barocco siciliano

Un edificio del Settecento, un tempo sede di un monastero cistercense. È la cornice in cui Domenico “Mimmo” Calcagno e la moglie Julia Martins Miranda hanno restaurato un appartamento dove originariamente viveva un abate. Siamo a Noto, in Sicilia, terra d’origine di Calcagno, imprenditore immobiliare che con la compagna – fotografa e musicista brasiliana cresciuta cambiando spesso residenza al seguito del padre diplomatico – ha sempre viaggiato molto.

È stata la pandemia a costringere i due a trascorrere un lungo periodo nella campagna ai piedi dell’Etna, dove vive la famiglia di Mimmo: ne è derivato un forte desiderio di vicinanza con la natura. Di qui la decisione di acquistare questa casa che oggi si presenta come un luminoso open space di duecento metri quadrati, ma che prima della ristrutturazione si divideva in una serie di stanze e corridoi stretti che non si adattavano alle esigenze dei nuovi proprietari.

In un anno e mezzo di lavori si è così demolito il controsoffitto che nascondeva le magnifiche altezze delle pareti – ben sette metri – e sono stati ripristinati volumi, archi e luci originali, il tutto rendendo omaggio all’identità del luogo in cui si stava operando e intervenendo solo quando necessario.

“Alcuni documenti ottocenteschi rivelano che, dopo essere stato un monastero, l’immobile disegnato dall’architetto Rosario Gagliardi, tra i maggiori esponenti del barocco siciliano, fu donato al vescovo di Noto, che lo trasformò in seminario, tenendo per sé questo appartamento”, precisa Calcagno. Il quale spiega che, a parte il tetto risalente agli Anni 70, che si è dovuto rinforzare, e il pavimento, rimosso presumibilmente nello stesso periodo, tutto il resto – le capriate e i travetti del tetto stesso, i muri in pietra e gli archi irregolari delle finestre – è stato recuperato dalla struttura originale. “L’idea era di preservare, piuttosto che intervenire”.

Unica aggiunta, dopo aver rimosso il superfluo, un volume cubico creato su un lato del loft e camuffato con un mosaico di specchi vintage, che oggi ospita bagno, lavanderia e guardaroba. Nel resto dell’appartamento il pavimento in resina funge da tela chiara che unifica interno ed esterno, mentre una terrazza si apre sul cortile su cui affacciano finestre a bilico.

In un’atmosfera ariosa, tutto è votato a un’essenzialità quasi sacrale. Vedi l’ampio soggiorno arredato con pochi elementi: un comodo daybed e un tavolo rotondo in marmo realizzati dall’artigiano Franco Ragonese, antiche teste di moro in ceramica, sedie in legno e rattan degli Anni 20, un pianoforte a coda e alcune fotografie di Julia appoggiate qua e là a terra.

Completano gli interni la camera con letto alto, oversize, in ferro, dove si possono notare le iconiche mani di Gio Ponti disegnate per Richard Ginori, e la cucina in ottone personalizzata e su misura. Cucina che, quasi fosse l’altare di una chiesa, vede emergere dal bancone due opere dell’artista catanese, netino d’adozione, Sergio Fiorentino: uno dei ritratti blu che lo hanno fatto conoscere a livello internazionale e una scultura in ceramica raffigurante San Sebastiano.