Un’allure ricercata che celebra lo stile mitteleuropeo. Dalla rimodulazione di tre edifici storici nel centro di Budapest nasce il Dorothea Hotel, firmato Piero Lissoni. Con un sorprendente giardino d’inverno
Citazioni erudite ed eclettiche – talvolta ironiche –, giochi di contrasti materici e design contemporaneo: il Dorothea Hotel, nel Distretto V di Budapest, incarna l’opulenza e la maestosità degli storici Grand Hotel mitteleuropei, combinandole al garbo colto e sofisticato di un moderno boutique hotel. Progettata dallo studio Lissoni Casal Ribeiro, la struttura – omaggio a Maria Dorothea di Württemberg, arciduchessa d’Austria – nasce dalla fusione di tre edifici contigui che praticamente occupano quasi un intero isolato, ciascuno con storie, cortili e facciate differenti: il neorinascimentale Palazzo Weber, Palazzo Mahart in stile Art Nouveau e Palazzo Munnich, edificio modernista con elementi Déco e Bauhaus.
L’abile escamotage progettuale è stato quello di mantenere intatte quasi tutte le facciate – che riflettono l’articolata stratificazione storica e culturale della città – ma di disegnare degli edifici completamente nuovi e modernisti all’interno. L’intervento di Piero Lissoni – recentemente insignito del Compasso d’Oro alla carriera – si è così tradotto in un maestoso cinque stelle che include oltre duecento camere e suite, vari ristoranti, un centro conferenze e una spa completa di piscina, sauna, bagno turco e centro fitness.
L’accorpamento dei fabbricati con volumetrie differenti ha definito un layout architettonico eterogeneo, dove maestosi ambienti a doppia altezza si alternano ad alcove più intime e riservate. L’ingresso è solcato da volte decorate a stucco e imponenti bassorilievi in cemento chiaro che illustrano soggetti decorativi della tradizione ungherese, mentre le pareti sono arricchite dai ritratti fotografici dell’artista Zoltán Tombor, che traduce in maniera moderna stilemi e costumi locali.
Nella hall, il divano Lip e la poltrona Confident di Living Divani, insieme al divano Raffle di De Padova, sono abbinati a sedute ungheresi vintage e a tappeti tailor made ispirati a Moholy-Nagy. Un lampadario in vetro lascia intravedere l’originale scala d’epoca che si affaccia sull’intricato muro di piastrelle blu della fabbrica di ceramiche Zsolnay, simbolo della tradizione magiara. Le stesse tonalità sono impiegate nelle scandole che rivestono il bancone dell’Anton Bar & Deli al piano terra, caratterizzato da imbottiti e boiserie in legno e da accesi contrasti cromatici negli arredi, con tavoli, paraventi e lampade realizzati su disegno.
Le altre aree comuni del Dorothea Hotel si trovano nel cortile interno, una grande piazza punteggiata da specchi d’acqua e zone verdi che si trasfigura in uno stupefacente giardino d’inverno, fruibile tutto l’anno. L’intervento architettonico, infatti, ha trasformato i tre piccoli cortili degli edifici originari in un’unica corte dalle dimensioni generose, sovrastata da un tetto in vetro che ne regola la temperatura. Questo spazio funge da fulcro compositivo e salotto aperto al resto della città, con facciate interne che si smaterializzano in superfici vetrate schermate da listelli verticali in legno per filtrare la luce e tutelare l’intimità degli alloggi.
La tensione tra retaggio storico e contemporaneità influenza anche lo stile delle camere. Le Heritage, affacciate verso la città, ospitano letti a baldacchino, divani in velluto verde e moquette bianca e nera accostata a pavimenti a spina di pesce in legno scuro e pareti grigio chiaro. Le Contemporary, rivolte verso la corte, sono caratterizzate da una palette beige con punte di arancione, pavimenti in legno scuro e tende blu pavone.
Nelle camere del più antico edificio Weber, sulle porte ci sono ritratti di donne ottocentesche, provenienti dalla Galleria Nazionale Ungherese, mentre all’interno le cornici decorative avvolgono le grandi finestre in stile neorinascimentale e incorniciano gli arredi con sottili ricami floreali ispirati a motivi locali. L’atmosfera vibrante del Dorothea Hotel riflette un progetto di reinterpretazione architettonica che consolida il suo legame con i codici stilistici del passato, ma con un lessico contemporaneo. Un progetto attuale e identitario che, con audacia e senza nostalgia, celebra arte e bellezza.