Michele De Lucchi indaga le potenzialità espressive insite nel disegno di un muro. Auspicando il diffondersi di strutture aperte flessibili e fluide
“Se alzi un muro, pensa a cosa lasci fuori”. Tratta da Il barone rampante, la frase di Italo Calvino, monito contro la costruzione di barriere fisiche e metaforiche volte a separarci dal resto del mondo, si sposa alla perfezione con l’approccio scelto da Michele De Lucchi, con il suo studio AMDL Circle, in Muri senza muri (Dario Cimorelli Editore, 2023), indagine sulle potenzialità espressive insite nel disegno di un muro e sulle implicazioni concettuali che quest’ultimo porta con sé. Obiettivo: tratteggiare una filosofia progettuale basata sulla concezione del muro non come barriera di divisione impenetrabile e invalicabile, ma come elemento che mette in relazione interno ed esterno, gli ambienti in uno spazio e le emozioni di chi quegli ambienti vive.
Frutto non solo di una teorizzazione, ma di una pratica portata avanti negli anni, il volume raccoglie scritti firmati dallo stesso De Lucchi e da Angelo Micheli, Margherita Baetta, Cristina Moro, Giuseppe Varchetta, Luca Molinari. Scritti che partendo dall’antichità, quando i muri erano contemplati in primis in quanto fortificazioni protettive di territori e città, arrivano a delineare una teoria dell’architettura incentrata sulla sostituzione dell’idea tradizionale di muro con quella di argine che si può varcare, in grado di unire e connettere, traducibile nel concreto in superfici non più compatte e finite, ma fatte di trame, reticoli, scandole, persiane, tessere, frange.
“Svuotiamo la materia, valorizziamo gli strati che la compongono, calibriamo con cura il grado di trasparenza e di permeabilità a seconda della destinazione d’uso”, scrive De Lucchi. Seguendo questa linea, l’architetto originario di Ferrara ha sviluppato progetti che in Muri senza muri sono presentati con immagini e testi (in italiano e in inglese) quali esempi non di uno stile, ma di un vocabolario progettuale mai definito, in divenire, e di un pensiero estetico-funzionale orientato a favorire il diffondersi di strutture aperte anziché chiuse, flessibili e fluide invece che rigide, delimitanti, fisse. Il tutto a sostegno di uno sguardo, il nostro, invitato a trascendere la materia per guardare oltre.
Ecco, allora, l’Expo Agorà, padiglione temporaneo allestito a Milano per Expo 2015, con la sua struttura rivestita da tessere di legno che evocava un pagliaio. Ecco le torri di Openzone a Bresso (2023), con la pelle esterna in scandole di vetro opacizzato bianco, che, oltre a coniugare i due volumi in uno solo, leggero e dinamico, funge da schermatura ombreggiante. Tra gli altri: la sede di Banca Sella a Biella (2015), con il ritmo della facciata scandito da una fitta trama verticale di travi in legno; le sale ipogee del museo di fotografia di Palazzo Turinetti a Torino (2022), con i loro giochi di riflessi creati da frange in acciaio che avvolgono le pareti richiamando i pixel; il palco acustico a conchiglia, in larice, ideato nel 2021 come scenografia mobile e amplificatore naturale del suono per i concerti all’aperto.
“In questi progetti ritrovo lo spirito di Memphis”, osserva De Lucchi, che del gruppo di Ettore Sottsass ha fatto parte, “non per il linguaggio, ma per la circolarità tra ricerca, parole e immaginari spiazzanti e capaci di rompere i rigidi confini disciplinari dell’architettura”. Uscendo dalle pagine del libro, che ospita anche una serie di disegni di texture studiate per quelli che magrittianamente potremmo definire “muri che non sono muri”, vengono in mente l’Aspen Art Museum di Shigeru Ban in Colorado, il TIC Art Center di Foshan, Cina, o ancora la celebre Cocoon Tower di Kenzō Tange a Tokyo.
Si tratta, come spiega De Lucchi, di progettare in armonia con la natura e in modo da stimolare “la percezione degli elementi immateriali che fanno i nostri spazi: chiari e scuri, pieni e vuoti, suoni e silenzi”. Anche questa è sostenibilità, anche questa è inclusione. Così concepito, “un muro diventa un luogo di scambio, capace di mettere a confronto due parti, due realtà, due ambizioni, due mondi”. Esattamente il contrario di ciò che era nell’antichità, ma anche di ciò che è oggi, quando si cede all’idea della sicurezza a tutti i costi e si ritorna a erigere muri-barriere contro presunti nemici esterni.