CASA ATELIER
A casa di Sergio Fiorentino

Viaggio tra arte e design nella casa atelier dell’artista siciliano Sergio Fiorentino. Un gioiello sospeso nel tempo, ricavato nel refettorio di un monastero cistercense del XVIII secolo

Nel centro storico di Noto, capitale del Barocco Siciliano, la casa atelier di Sergio Fiorentino mette in scena un interessante dialogo tra arte e design nella cornice di un ex monastero cistercense del XVIII secolo. Elegante connubio di eredità storica e sensibilità moderna, la casa, caratterizzata da un’imponente struttura in pietra calcarea, si sviluppa attorno al vecchio refettorio restaurato e riconvertito in un ambiente che riflette la personalità e la visione artistica del proprietario.

Classe 1973, Fiorentino ha studiato restauro all’Accademia di Belle Arti di Catania, sua città natale, per poi avvicinarsi al mondo del design modernista e alla pittura. È lui stesso a descrivere l’approdo a Noto come un ritorno alle origini segnato dall’incontro con una bellezza metafisica che oggi si manifesta nelle sue tele dove figure sospese tra realtà e sogno emergono da un blu oltremare, “l’acqua in cui i miei personaggi nascono e respirano”.

Volti e corpi d’acqua e di pietra che sorgono e scompaiono. Tuffatori, santi, gemelli che respirano immobili in una dimensione amniotica e silenziosa. Sono queste opere a rendere unico il suo atelier, spazio evocativo dove il soffitto originale con travi in legno e le pareti calcaree rifinite con tecniche tradizionali marcano l’inizio di un viaggio sensoriale che si svela attraverso un attento equilibrio di colori, materiali, arredi.

Coadiuvato dal netino Massimo Carnemolla, founder di +CStudio Architetti, Fiorentino ha aggiunto un soppalco per la notte all’interno di una nicchia ad arco – forma ricorrente che definisce il carattere della residenza – e per lo stesso ha disegnato credenze metalliche perfettamente integrate con altri due elementi: le scale in lame d’acciaio e il lampadario Stilnovo Sputnik, icona del design del secondo dopoguerra, qui in versione multicolor.

Sotto al livello rialzato si trovano un bagno compatto completo di specchio blu di Sant’Ambrogio & De Berti del 1958 e cementine del Novecento, oltre a una cucina in stile cambusa. Accanto, si estendono un’area salotto con divano in velluto Anni 50 di Federico Munari e una zona pranzo che vede un tavolo vintage Anni 60 abbinato alla silhouette sinuosa e minimale delle sedie Medea di Vittorio Nobili.

La presenza di una scultura in gesso degli Anni 30 raffigurante un atleta e di alcune teste in ceramica, parte della sua preziosa collezione di maioliche, testimonia la volontà di Fiorentino di reinterpretare la tradizione in chiave contemporanea, rispettandola, ma non senza un tocco personale.

Ogni angolo della casa racconta una storia, come il portico d’ingresso, dove il tavolino in marmo nero di Angelo Mangiarotti e una vecchia sedia Bertoia in rete metallica si affiancano alle lampade stilizzate in ottone disegnate dall’architetto Carnemolla. In questo involucro, qui e là arricchito da piante, l’arte di Fiorentino – dal cosiddetto “mobile delle aguglie” in ottone, argento, lapislazzuli e corallo fino ai ritratti di madonne e santi, quasi tridimensionali grazie all’uso congiunto di olio e acrilico – forgia un’interazione silenziosa, ma potente, con l’ambiente che la accoglie e circonda.