Hannes Peer firma un’oasi di ospitalità e lusso discreto a New York. Un salotto glamour
che contamina l’International Style con suggestioni dell’architettura europea
C’è un nuovo salotto in città. E non si tratta di una città qualunque, ma di New York. Situato nel cuore pulsante di SoHo, circondato da ristoranti, caffetterie, enoteche, boutique e negozi di arredamento, The Manner nasce dalla collaborazione tra Verena Haller, chief design officer di Standard International, e l’architetto e designer Hannes Peer. Fondendo gli elementi distintivi di un hotel, una residenza privata e un club esclusivo, la struttura propone un approccio originale all’ospitalità, facendo sentire gli ospiti come se fossero accolti nella casa di un caro amico, arredata con buon gusto.
The Manner si distingue per il mood cinematografico e giocoso, che al contempo garantisce una privacy assoluta e un senso di intimità che privilegia il calore e la connessione umana. Gli interni sono definiti dalla convergenza di texture, colori e stili, che si traduce in una hall ricca di materiali – marmo, metallo, pelle, legno, ceramica, cemento – con un fregio in terracotta smaltata di Giovanni De Francesco sulla parete e un’opera dello scultore Nicholas Shurey. Sebbene lo stile sia ispirato alle tradizionali brownstone del quartiere e all’International Style, Peer ha saputo infondere negli ambienti un tocco di cultura europea, creando atmosfere che richiamano i grandi maestri del design e dell’architettura, da Gio Ponti a Carlo Mollino.
Salendo la scalinata in marmo al secondo piano, si giunge a The Apartment, uno spazio riservato agli ospiti. Le pareti, di un intenso rosso pompeiano, fanno da contrasto al separé in legno compensato, mentre un maestoso camino scultoreo incornicia l’ambiente, accompagnato dal gioco artistico di piastrelle in terracotta smaltata ed elementi in cemento a vista. A dominare la sala, due imponenti colonne in ceramica, disegnate dall’artista Ben Medansky. Dal soffitto, ricoperto di sughero lucido, scende un grande chandelier in vetro soffiato.
Le 97 camere dell’hotel, distribuite su dodici piani, includono dieci suite e un attico. All’interno, specchi a tutta altezza stabiliscono un dialogo con il paesaggio urbano che si scorge al di là delle ampie vetrate. I lampadari, disposti con una deliberata asimmetria, diffondono una luce morbida che esalta le ricche texture dei tessuti italiani su misura e le complesse applicazioni in foglia d’oro. La palette, che spazia da tonalità ocra e sabbia a nuance azzurro chiaro, si contrappone a impiallacciature di legno scuro lucido e finiture laccate blu navy. Le distrazioni moderne, come i televisori, sono volutamente assenti.
Ispirato agli uffici modernisti e monocromatici di Halston nell’Olympic Tower, l’attico è un duplex di 180 metri quadrati, avvolto in una lacca rossa che celebra le atmosfere glamour e opulente della New York degli Anni 70. Una finestra a doppia altezza e uno specchio amplificano la sensazione di spazio, invitando la luce naturale a inondare le spettacolari viste panoramiche sullo skyline cittadino. A completare l’esperienza ci sono The Otter, il ristorante all-day al piano terra, guidato dallo chef Alex Stupak e decorato con un murale dell’artista spagnola Elvira Solana, e il Sloane’s bar, al secondo livello, che espone una collezione di arte, illuminazione, mobili e tessuti raccolti nei viaggi di Peer in tutto il mondo, arricchita da un angolo impreziosito con foglia d’oro.