CASE
Casa Molinario-Colombari

Lazzarini Pickering Architetti realizza il sogno di una coppia di collezionisti creando una casa fluida pensata per valorizzare la collezione di fotografia, scultura e i preziosi pezzi d’arredo

Come molte “perle milanesi” anche questa residenza si trova protetta all’interno di un cortile, invisibile da strada. Nata dalla riconversione di un ex laboratorio di argenti di inizio Novecento nel quartiere Isola, la Casa Museo Molinario-Colombari è uno spazio affascinante in cui diverse forme d’arte convivono, esaltate dal raffinatissimo progetto di Lazzarini Pickering Architetti.

La casa appartiene all’economista e storico dell’arte Ettore Molinario e alla gallerista Rossella Colombari, che da sempre desideravano abitare in uno spazio come questo, per vivere circondati da tutte le cose belle che hanno selezionato e collezionato nel corso degli anni. La volontà era anche quella di poter aprire al pubblico gli ambienti per occasioni speciali, valorizzando così il propio lavoro curatoriale.

Lazzarini Pickering sintetizzano perfettamente le qualità dello spazio: “Si tratta di una vera casa, di un luogo espositivo perché qui deve vivere una collezione che è emanazione e ritratto della committenza, di uno spazio teatrale perché aperto al pubblico per eventi culturali”.

Il progetto è nato quasi d’istinto, guardando lo stato di fatto della vecchia fabbrica. “All’inizio, da un cortile con una tettoia in ferro, siamo entrati in un grande spazio, coperto a shed con una parete ad archi, vagamente ecclesiastica, un po’ laboratorio un po’ chiesa. La complessa articolazione degli spazi e la disomogeneità degli elementi strutturali ha determinato la scelta di un gesto circolare ed avvolgente come idea primaria di progetto. Come in ogni nostro progetto l’idea primaria genera e governa tutte le scelte successive. Una prima soluzione basata su di un ’unica circonferenza statica si è evoluta nell’uso di due circonferenze aperte con centri traslati, che dinamizzano la geometria, generando traiettorie. Le due circonferenze strutturano funzionalmente e formalmente lo spazio, le traiettorie generate lo espandono”.

La casa non ha nulla di tradizionale. Al centro c’è un grande vuoto, un salone di rappresentanza, attorno a cui ruotano gli altri ambienti più privati distribuiti tra piano terra e soppalco. Non ci sono chiusure nette, ma tende di velluto burgundy e porte a scomparsa che possono sezionare l’open space all’occorrenza. Colonne e pilastri portanti danno ritmo all’insieme, una scala in legno lucido collega i livelli.

Il dialogo tra il lavoro degli architetti e le arti visive è evidente sia nella realizzazione di pareti vuote e di una passerella che fungono da superficie espositiva di oltre mille metri quadrati, sia nella creazione di lucernai e di un’illuminazione con faretti orientabili su binario di chiaro stampo museale.

Sulle pareti spicca la collezione fotografica Molinario-Colombari, con oltre 600 scatti dal 1850 ad oggi, che comprende nomi di spicco come Claude Cahu, Cindy Sherman, Jürgen Klauke e Paolo Gioli. Alle immagini sono accostate sculture di culture “altre“, provenienti dal Sud Est Asiatico, dall’Oceania e dall’Africa e i preziosi arredi firmati dai più grandi Maestri del Novecento italiano come Gio Ponti, Carlo Scarpa, Luigi Caccia Dominioni, Carlo Mollino.

La casa ha anche una zona seminterrata, con una spa in stile giapponese e un caveau, per conservare le opere più preziose.