In un cottage inglese del XIX secolo, il garden designer Keith Dawson punta su una tavolozza sempreverde in giardino e su inserti neri a contrasto negli ambienti della casa
Il verde al centro. Quando Keith Dawson, garden designer e titolare del negozio di fiori Potting Shed di Alderley Edge, ha scelto come residenza un cottage vittoriano nel Cheshire, il suo sogno era questo: avere una casa con un ampio giardino composto prevalentemente da piante verdi. “Sono un fan di Jacques Wirtz”, spiega Dawson ricordando l’architetto paesaggista belga scomparso nel 2018, noto per aver contribuito alla bellezza dei parigini Jardinsdes Tuileries.
Risultato: nell’area esterna all’edificio, dove Keith vive con la compagna e la figlia, siepi di carpino costeggiano lunghi vialetti creando sentieri intimi che approdano in un prato con al centro un albero di biancospino, punto focale del progetto. L’edera si insinua sul pavimento e ricopre i tronchi degli alberi, l’aruncus e l’angelica riempiono le aiuole, e tutto confluisce in un patio con siepi di bosso su ogni lato. Unico punto di colore, e solo in un periodo dell’anno, il glicine davanti al cottage. “Se i fiori possono appassire, il verde non svanisce”, è l’idea di Dawson, attento anche alla sensazione di calma che un approccio di questo tipo, semplice e classico, giocato su cromie non invasive e linee rigorose, può favorire.
Non a caso la stessa sensibilità si registra all’interno dell’abitazione, dove ai toni vivaci si è preferita una palette di grigi, beige, marroni, in cui il nero, utilizzato per dare vita a contrasti, ricopre un ruolo essenziale. Nell’ordine delle stanze l’atmosfera è stilosa, non c’è traccia di quel kitsch campagnolo che talvolta permea questo genere di contesti e l’arredamento rispecchia la personalità dei padroni di casa, che pur avendo trovato la residenza già ammodernata dal precedente proprietario hanno voluto alcuni interventi di ristrutturazione.
La cucina è stata così ampliata convertendo tre piccoli locali e ridisegnata con superfici di lavoro in cemento lucidato e tinteggiato di scuro e con mobili su misura, uno dei quali realizzato con cassette della frutta, cui si affiancano sedie in ferro con imbottiture in pelle di vitello disposte intorno a un tavolo in rovere con gambe in metallo. Da qui si susseguono alcune stanze dove sfilano oggetti di storia naturale, opere d’arte e pezzi d’antiquariato, tra cui un tessuto indiano con dipinta una tigre appeso sopra a un divano in salotto. “Era di mio padre, un tempo si trovava nel suo ufficio”, ricorda Dawson, che ha ereditato il Potting Shed dalla madre. “Sono stato fortunato, i miei viaggiavano molto e collezionavano oggetti d’epoca”.
Il contrasto con la luce naturale e il verde fuori dalle finestre è uno dei punti di forza di questi ambienti; vale anche per il bagno al piano superiore nato da una visione di Herald basata sul desiderio di installare rubinetti neri: il resto è venuto da sé. Quanto alle camere da letto, tre in tutto, si può osservare come nella principale il letto senza testiera contribuisca a una sensazione di semplicità in un locale impreziosito da un paravento in noce e da un ritratto di William Moorcroft, uno dei ceramisti più importanti del movimento Arts and Crafts.
Ma lo spazio forse più suggestivo è la luminosa sala da giardino ricavata in una struttura sul nero, un’elegante veranda che spicca davanti ai mattoni rossi del cottage: i materiali naturali sono protagonisti, Dawson ha posizionato un tavolo in pietra comprato da un antiquario e ricavato presumibilmente dal frontone di una vecchia facciata, e delle urne d’epoca ricevute in dono dai genitori, dove ha piantato due varietà di felce Staghorn.
“Questo è il nostro ospedale delle piante, tutto ciò che mettiamo lì dentro torna a vivere”, dice lui. Del resto, l’intero progetto è stato concepito con un occhio al valore del riciclo, vedi il vecchio telaio nel soggiorno, dove terminali ornamentali in zinco, ferro e piombo aggiungono carattere allo schema monocromatico.