ARCHITECTS AT HOME
A casa di Luigi Fragola

Un palazzo ottocentesco, in una via di Firenze. Qui, all’ultimo luminosissimo piano, si trova la casa studio di Luigi Fragola, architetto e interior designer specializzato in progetti di lusso per residenze private, hotel, ristoranti e boutique

La vista sull’Arno. Tutto intorno il cielo. I soffitti altissimi inondati di luce. L’allure austera e signorile del palazzo che si alleggerisce di grafismi e decori, in un susseguirsi di stanze vibranti di colore e carattere. Specchio della personalità del proprietario di casa, Luigi Fragola, siciliano di Catania, amante della vita in barca, che ha “navigato” per l’Italia prima di approdare a Firenze, che è diventata la sua base. “Dopo la laurea ho cominciato a lavorare come assistente di Federico Marchetti, che è tutt’ora uno dei miei migliori amici: erano gli albori di Yoox, la sede era a Bologna. Poi mi sono trasferito a Milano, e poi ancora a New York. Ma una volta tornato in Italia, Firenze mi ha rapito. Ho incontrato Michele Bönan e ho iniziato a lavorare per lui, nel suo studio”.

Dopo Bönan, Luigi apre il suo studio di architettura e prendono piedi i suoi progetti. Ristrutturazioni e decoro d’interni, ma soprattutto costruzione ex novo di case – in legno – con altissimi standard tecnologici e di sostenibilità, ma con un sapore caldo e armonioso. “Le mie passioni sono la barca, la moto, la bici. Ogni hobby ti insegna a costruire le cose, e a me sono sempre piaciute le cose tecniche e belle. Nel mio studio lavoriamo sia come architetti che come interior designer, in sincrono. Siamo tra i pochi a coniugare le due cose: noi pensiamo da zero, e fino alla fine. Con molta attenzione per l’ambiente e un amore per il legno, materiale nobile, che ci permette la realizzazione di progetti tecnologicamente avanzati e sempre più ecologici”.

Una qualità questa, della tecnica funzionale – e funzionante – e del principio di manutenzione – ancora una volta il paragone con la barca rende bene l’idea – necessaria in contesti d’epoca. In un palazzo come questo, la questione diventava una sfida di equilibri. Perfettamente riuscita: nell’idea di Fragola, infatti, la performance tecnologica non deve mai togliere “sapore”. Quel sapore che è storia, gusto, cultura. Vero senso del bello. “Nello specifico questa casa è ottocentesca, e quindi la parte tecnologica è stata, come dire, demandata a chi l’ha fatta prima di noi, duecento anni fa. La conoscenza dell’impianto ci ha permesso di entrare in un edificio vincolato lasciando tutto intatto. Ma oggi questo ‘tutto’ è perfettamente funzionante. Ne è una prova, banale ma non scontata, come viaggia la rete in questa abitazione, particolare non scontato a Firenze. Cablare per me era fondamentale”.

Dentro le cornici che decorano il soffitto si nascondono, infatti, i cavi della luce, della fibra e gli hostspot. C’è tanto blu in questa grande casa studio: nelle cornici, nelle rifiniture, sulle pareti, nei tessuti. Un blu che in alcune zone si illumina, e che grazie alla luce che inonda l’appartamento fa virare la sfumatura verso un verde petrolio, elegante e maschile. “Il blu è uno dei miei colori preferiti, in generale le nuance scure mi piacciono: danno un ‘appoggio’ a tutto. Odio i total white”.

Il pezzo del cuore dell’abitazione è lo squalo che campeggia nell’ingresso, impreziosito da rami di fiori blu dipinti dalla decoratrice e pittrice Francesca Guicciardini. Dall’ingresso dipartono due corridoi: uno porta verso lo studio, composto da una sala riunioni, un ufficio vero e lo studio privato di Luigi. L’altro corridoio immette nell’abitazione. Cotto antico a spinetta – trattato glossy – e pareti bicolore introducono con garbo l’ospite. Che viene subito sorpreso da un vivido rosso lacca, elemento inatteso in una nicchia che precede la sala. Uno spazio fluido che comunica con la zona pranzo e con il guardaroba.

Nel living domina un lampadario Stilnovo, perfetto contrappunto ai divani dalla struttura in ferro e alle sedute in velluto ottanio, con cuscini fantasia, tutto di Rubelli. La loro morbida allure si contrappone a quella dei pouf di ceramica acquarellati di Pols Potten, en pendant. Nella libreria, una grande fotografia di una donna a seno nudo di Simon Miller e due ritratti decisamente rock – Kate Moss e la famiglia di Ronnie Wood degli Stones – firmati Mario Testino.

La sala da pranzo è il cuore della casa. Al centro spicca il tavolo, un’opera d’arte ‘tattile’, come la voleva Luigi. Inizialmente era un pezzo unico progettato per un lavoro, poi è rimasto al proprietario di casa, che l’ha fatto dipingere a mano da Guicciardini. L’altra attrazione di questo spazio è una grande cartografia appesa al muro. Una riproduzione Anni 50 di una mappa antica, dove il centro del mondo è la Mesopotamia, il mondo è capovolto e non esiste traccia dell’America. Sotto la mappa, una grande consolle su cui poggiano ceramiche colorate e vetri di manifatture italiane. Sono invece antiche e candide le porcellane che campeggiano sopra ai fuochi, sotto al grande quadro dell’artista toscana Olimpia Benini.

Attorno al tavolo un piccolo parterre de roi di sedute: una Steelwood Chair dei fratelli Bouroullec per Magis, la Chair One di Kostantin Grcic, sempre per Magis, una Omk di Rodney Kinsman e una Panton Chair. Diversa l’allure nella camera da letto: maschile, sobria, accesa da sete colorate, caschi da motocross e prove di tessuti usati come quadreria. Molti i contrasti cromatici, nei quadri, nel colore del letto, un baldacchino minimalista, e nelle due poltroncine, rivestite di velluto di Rubelli, appena arrivate in casa: “Erano nate per la sala da pranzo di un cliente, ma sono leggermente troppo alte. E siccome la funzionalità è tutto, me le sono tenute. Sono carine qui”.