A Parigi, il rifugio dell’artista Ema Pradère e di Frédéric Winkler, co-founder di DCW Editions, intreccia un gusto informale urbano con tocchi vintage e orientali. Accostando arte contemporanea e un mix di arredi antichi, icone del design e lampade di culto
Nell’XI arrondissement, a Parigi, non sembra nemmeno di essere in città. In questo quartiere, dietro l’anonima porta di un garage, si nasconde l’appartamento di Ema Pradère, artista, pittrice e ceramista, e Frédéric Winkler, designer e fondatore con Philippe Cazer di DCW Editions, cui va il merito della riscoperta delle lampade Gras tanto amate da Le Corbusier.
Ricavata in un edificio un tempo adibito a ricovero per carrozze, l’abitazione vanta una corte con tetto parzialmente vetrato dove si respira un’atmosfera da casa di campagna e da cui si accede all’atelier di Ema, un laboratorio con il tornio dove nascono le sue ceramiche dalle forme irregolari, con fratture e pieghe volutamente visibili agli occhi. L’ispirazione arriva dall’arte giapponese del Kintsugi e si irradia nello spazio domestico con tocchi orientali combinati con complementi dal gusto urbano e industriale e con una collezione di mobili e oggetti d’epoca recuperati durante i tanti viaggi compiuti da Ema per studiare le tecniche ceramiche.
È come se in queste stanze le suggestioni da lei raccolte in Sicilia, Egitto, Creta, Uzbekistan, Kirghizistan, India, Iran, Turchia, Siria, Nuova Zelanda e durante un soggiorno di sei mesi in un tempio buddista a Kyoto fossero in dialogo con la visione di Fred, che con la sua competenza e l’occhio da designer esperto ha studiato l’illuminazione dei locali a partire dalle lampade Gras di Bernard-Albin Gras (1921), cui si affiancano le In The Tube in vetro borosilicato di Dominique Perrault e Gaëlle Lauriot-Prévost, e le metalliche e sinuose Mantis di Bernard Schottlander (1951).
La volontà di dare forma a qualcosa di unico e personale è evidente e il primo passo in tal senso è stato un accurato intervento di restauro degli interni: la rimozione dell’intonaco ha portato alla luce le pietre originali, lasciate a vista in più punti, mentre al piano terra l’abbattimento dei muri ha dato vita a un lungo spazio aperto, senza ostacoli. Quest’ultimo si estende a partire dal salotto con poltrone in legno e divano Gran Khan di Edra, poi c’è la zona pranzo e oltre un muretto basso, la cucina su misura, cadenzata lungo la parete da sbarre in ferro, prende luce naturale dall’alto.
L’esterno è percepito come una sua estensione, con il tavolo in ferro pronto per essere apparecchiato. Una scala dipinta di nero conduce al primo piano, dove sfilano la camera da letto principale, dominata da un imponente camino in marmo, e quella degli ospiti, anch’essa non priva di rimandi all’Oriente. Il risultato è una casa caratterizzata da una miscela di antico e moderno che si traduce in un informale ma equilibrato intreccio di stili.