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Storage Domaine 17

Uno spirito urbano contemporaneo anima il doppio showroom progettato a Kiev da Temp Project per due marchi ucraini. Tra materiali grezzi, citazioni post-industriali e dettagli scenografici

Tre sale al piano terra di un edificio dei primi del Novecento, nel cuore di Kiev, diventano un doppio showroom per due brand di abbigliamento sportivo e streetwear. Questo, in sintesi, il progetto firmato dallo studio ucraino Temp Project per una giovane coppia di imprenditori: due marchi, Storage (uomo) e Domaine 17 (donna), condividono lo stesso spazio con due distinte identità, unite da un immaginario comune, urbano e post-industriale.

Il brief iniziale era chiaro: evocare l’atmosfera di un’area dismessa, dove la natura riaffiora tra le rovine della città. Da qui nasce un’estetica cruda e stratificata, con un intervento progettuale ridotto all’essenziale, ma capace di lasciare un’impronta forte. Ne risultano superfici in cemento graffiato e armature metalliche lasciate a vista. Oltre a tocchi di vegetazione calibrati, a simulare una natura che riaffiora spontaneamente in un ambiente ostile. “Non abbiamo pulito i mattoni originali: lucidati avrebbero perso forza e noi volevamo un effetto grezzo, non addomesticato”, ha spiegato l’architetto Anastasiia Tempynska, a capo del team che ha guidato i lavori.

Focalizzando lo sguardo su Storage, elementi residuali del precedente salone di bellezza – come la pavimentazione radiale – sono stati reinterpretati come parte del linguaggio progettuale. La reception in cemento colato richiama le geometrie di uno skatepark, mentre le imponenti porte blindate preesistenti articolano l’ambiente facendo da fondale all’esposizione delle calzature, disposte su scaffali metallici fissati alla muratura. Vicino all’ingresso si trova una zona destinata alla realizzazione di servizi moda fotografici, con una parete di sfondo in acciaio e un appendiabiti a soffitto, regolabile in altezza tramite pannello di controllo, secondo le necessità.

Più morbido e sperimentale il registro adottato da Domaine 17. Qui gli interni si sviluppano attorno a forme curve e dettagli cromatici inattesi: divani scultorei; ruote rosa per appendiabiti mobili; specchi ondulati targati Oito, altro marchio ucraino. Non solo: in continuità con l’anima post-industriale della location, pareti in lamiera ondulata dialogano con un’installazione di vecchi televisori vintage ammucchiati sul pavimento, tra i quali si nascondono videocamere che riprendono i visitatori per proiettare le loro immagini distorte o glitchate sugli schermi.

Nel retro, i camerini presentano superfici specchianti che moltiplicano i riflessi, generando un effetto labirintico. Porte massicce imitano le casseforti e introducono al magazzino, dove un tavolo rosa dalla forma asimmetrica, sempre di Oito, pare sospeso nel vuoto. La tavolozza di colori privilegia toni di grigio, nero e acciaio, ravvivati da tocchi acidi – muschio, felce, limone – che suggeriscono una natura ostinata nel reclamare il proprio posto.