È l’approccio all’architettura e all’interior design di Pelizzari Studio. Una meticolosa lettura di preesistenze, consistenze materiche e linguaggi genera originali reinterpretazioni che connettono con sensibilità ed equilibrio tradizione e modernità. Spaziando in ogni dimensione del progetto
Dal 1991 realizza progetti in ambito residenziale, hospitality e retail. Con un approccio sartoriale fatto di creatività, eclettismo e versatilità, messe al servizio di ambiti complessi come il restauro conservativo e il recupero architettonico, che accanto alle competenze disciplinari implicano sensibilità di lettura e capacità di reinterpretazione. Con l’architetto David Morini, ceo e anima creativa di Pelizzari Studio insieme alla designer Claudia Pelizzari, founder della architectural firm bresciana, siamo andati alla scoperta della loro via a una progettazione consapevole di contesti, preesistenze e linguaggi espressivi.
Il vostro lavoro affronta diverse scale, tipologie e ambiti, qual è il suo filo conduttore?
Direi una meticolosa attenzione ai dettagli, alle consistenze materiche e alla loro contestualizzazione. Pur nascendo come studio di interior design nel tempo abbiamo esteso il nostro range disciplinare a diverse dimensioni progettuali, da quella degli arredi fino a quella urbana, soprattutto in ambiti complessi come il restauro e il recupero conservativo. A legarli è un lavoro di ricerca e analisi che mira a collocare ogni scelta – formale, materica, di linguaggio – nel proprio contesto di riferimento. Non per riprodurlo pedissequamente ma piuttosto per reinterpretarlo in chiave contemporanea, rispettandone quindi il passato ma recuperandolo in una prospettiva attualizzata.
Un metodo, quindi, che lavorando su preesistenze importanti implica una certa ricerca filologica e un dominio di materiali e linguaggi specifici per ogni intervento…
Senza dubbio. Ogni progetto implica una lettura preventiva per riportare alla luce l’anima più autentica dei manufatti, non per realizzarne una replica ma per reinterpretarli alla luce di sensibilità, funzioni ed esigenze moderne. Utilizzare un materiale o un segno architettonico tipico di un territorio, ricollocandoli temporalmente tramite un linguaggio attualizzato, crea un dialogo fra antico e contemporaneo che può avere esiti espressivi – ma anche funzionali – straordinariamente efficaci. Certo servono sensibilità ed equilibrio per evitare il citazionismo fine a se stesso o, peggio, l’imitazione e l’artificio, ma la ricerca filologica cui accennavo serve proprio a trovare la giusta misura.
Su cui poi innestare funzioni e prestazioni moderne…
È uno degli aspetti più sfidanti ma anche più entusiasmanti. In un certo senso il processo è assimilabile a una sorta di reverse engineering, in cui partiamo dalle consistenze strutturali, materiche ed espressive per poi generare a ritroso ambienti, utilizzi, dotazioni tecniche e naturalmente, data la particolarità dei contesti in cui spesso ci troviamo a lavorare, atmosfere, stimoli sensoriali e percezioni spaziali.
Un linguaggio anche emozionale, quindi…
Sotto questo aspetto il nostro è un approccio molto visual e istintivo. Ci chiediamo sempre cosa desideriamo far vedere, toccare, sperimentare alle persone che vivranno gli spazi che progettiamo. In un certo senso è come creare delle scenografie, cercando di immaginare e trasporre nel reale quello che progettiamo a due dimensioni su carta. Composizione dei materiali, dei colori, delle texture, delle altezze… vale per gli esterni, per gli interni e per tutto ciò che gli spazi contengono. Senza dimenticare la luce, che ha sempre un ruolo molto importante nei nostri interventi.
C’è qualche progetto a cui è particolarmente legato?
Fra quelli più recenti scelgo il boutique hotel Rastrello, un palazzo nobiliare del XIV secolo nel borgo umbro di Panicale dove siamo intervenuti con un restauro conservativo che è in qualche misura un paradigma del nostro approccio al progetto. Qui abbiamo recuperato con il massimo rigore gli elementi architettonici originali senza però cadere nei manierismi, spaziando invece fra i materiali tipici della zona come il travertino e la pietra serena e accostandoli a contaminazioni contemporanee che hanno conferito all’insieme una forte identità. Questo nucleo originario ha poi dato vita a ulteriori interventi di recupero, fra cui la riqualificazione di altre abitazioni e dell’edificio prospiciente la dimora storica, oggi collegata a un giardino culminante in una scenografica terrazza affacciata sulla piana del Trasimeno, che oltre a dare vita a un vero e proprio albergo diffuso hanno innescato un processo di rivitalizzazione dell’intero borgo.