La città del Giubileo o quella del Salone? L’eterno derby d’Italia visto da Michele Masneri, giornalista e romanziere. Che dice: “Avevo previsto Sorrentino in fiera”
Michele Masneri ha l’occhio del cronista e il passo del flâneur. Un filo curioso e divertito unisce Terrazzo, la sua rubrica del sabato sul Foglio, con Paradiso, l’ultimo romanzo, per Adelphi, che è (anche) l’ennesima puntata del derby infinito Roma-Milano.
Sorrentino al Salone del Mobile faceva molto Paradiso, il tuo ultimo romanzo. O no?
Milano si prende pure Roma! L’avevo previsto. Ma insieme a Sorrentino c’era anche Margherita Palli, che è svizzera, quindi un bel mix.
Chi vince il derby Roma-Milano? La Capitale del conclave nell’anno del Giubileo o il capoluogo lombardo, che perde un giorno dopo l’altro l’entusiasmo iniziato con l’Expo?
In realtà c’è un rarissimo doppio Giubileo. Tra otto anni, nel ’33, ci sarà infatti anche il Giubileo di Gesù. Roma così vivrà otto anni di fibrillazione, di lavori, di energia, insomma, sarà un po’ Milano. Non so chi vince, tra le due città, diversissime e inconciliabili. Credo che, al di là delle tifoserie, il ciclo di Milano si sia un po’ normalizzato. Veniamo del resto da dieci anni di crescita ininterrotta dall’Expo, l’evento che l’ha rilanciata, l’equivalente del Giubileo per Milano (se non fosse che il Vaticano sta a Roma, probabilmente si farebbe a Milano anche questo). Per Roma ci sarebbe l’occasione di rilanciarsi, vediamo se ne sarà capace.
Il Salone del Mobile è ancora quell’evento imprescindibile che ci racconta, attraverso la casa, chi siamo?
La Design Week è un po’ il sabba della milanesità. Arrivano tutti, ci sono tutti, si fanno migliaia di eventi. Viene fuori quella speciale arte milanese dell’esposizione, della comunicazione visuale, della pubblicità, del vetrinismo. Negli anni hanno prevalso gli eventi sul Salone vero e proprio, cioè in fiera soprattutto dopo il Covid si va sempre meno, gli stand costano molto e le aziende preferiscono affittare un pop up store in centro con i calicini di prosecco. Per quanto riguarda poi la definizione di “Salone del mobile”, il mobile ancora ancora, ma è il salone che a Milano nessuno si può più permettere, nemmeno con angolo cottura.
Milano, oggi, ha un problema con la gioia o è soltanto finito quel tipo di storytelling?
Di storytelling se n’è fatto anche troppo, l’eccesso di comunicazione, questa cosa tipica milanese, credo che faccia più male che bene alla città. Alla fine Milano è stata bravissima a rilanciarsi, a tirarsi a lucido, diventando così un brand che gli italiani non possono più permettersi. Il rischio è che diventi o sia diventata una specie di emirato, dove arriva solo chi ha soldi, si compra casa e allora può partecipare al gran teatro della Milano sfavillante. Ma la forza di Milano è sempre stata quella di attirare persone talentuose da fuori. Creativi squattrinati. Quindi deve fare qualcosa. La verità è che ormai la città è troppo piccola come dimensioni per il ruolo che ha in Italia e forse in Europa. Si percepisce metropoli ma ha solo un milione e mezzo di abitanti contro i quasi tre di Roma. Da qui anche tutti i problemi di housing e di esclusione. È chiaro che se vuoi stare a Milano a venti minuti dall’ufficio non trovi casa a prezzi decenti, ma in quale metropoli succede? Bisogna guardare un po’ oltre. Alle città vicine. Brescia per esempio, dove le case costano un terzo, dista solo 35 minuti col Frecciarossa. E così altre città: è chiaro che Monza o Pavia sono destinate a essere un quartiere di Milano, che andrebbe considerata come Londra, come un insieme di boroughs collegati tra loro. Ovvio che vanno migliorati questi collegamenti. Le ferrovie TreNord sono allucinanti. Se non si affronta questa sfida dimensionale non c’è futuro. Servirebbe una visione più ambiziosa.
Dall’altra parte c’è Roma: che cosa si muove, davvero, nella Capitale?
Roma al contrario di Milano è caratterizzata dall’immutabilità. Se a Milano comandano la moda, la finanza, il design, tre settori che per forza puntano al contemporaneo, al futuribile, a Roma da duemila anni il vero potere è la Chiesa che al contrario mira all’eternità e all’immobilismo. Tutto è antico o solo vecchio a Roma, e questo è forse quello che vogliono anche i turisti che continuano a riversarsi in città. Adesso il combinato disposto di Giubileo e Pnrr e di un sindaco non disastroso come i tre precedenti sta cambiando parecchio, intere parti della città sono state rifatte, non sempre con grande qualità, ma meglio di niente. Chissà se arriverà anche il concetto di manutenzione, sconosciuto da sempre nella Capitale…
Una cosa davvero interessante che hai visto a Roma nell’ultimo anno?
Roma ha una qualità di mostre e musei spesso superiore a quelli di Milano, ma non sa comunicarlo, in questo sono due città proprio all’opposto. Tra le ultime cose viste, il nuovo bellissimo Museo delle Civiltà dell’Eur, in cui è confluito un complesso delle collezioni preistoriche ed etnografiche riunite a partire dal 1875 dall’archeologo Luigi Pigorini, quelle che formavano l’ex-Museo Nazionale di Arte Orientale, e le collezioni dell’ex-Museo Coloniale di Roma.
Una cosa davvero interessante che hai visto a Milano nell’ultimo anno?
La mostra di Gae Aulenti alla Triennale. Ecco, a Roma manca un luogo come la Triennale, un avamposto e motore culturale che lavora su molteplici livelli integrati.
La cosa di Roma che è più sopravvalutata e quella più sottovalutata?
La cosa più sopravvalutata di Roma è il cibo. Non lo puoi dire ai romani, ma la cucina romana a parte amatriciana e carbonara, per carità, buone, non è che sia indimenticabile. La più sottovalutata sono i mezzi pubblici. È vero, non sarà Zurigo, ma negli ultimi tempi sono molto migliorati. Ma i romani specialmente la metropolitana la odiano, la considerano socialmente riprovevole, se dici che vai in metropolitana ti guardano storto. In questo Roma è una città mediorientale, girare in macchina è ancora uno status symbol, come a Istanbul.
La cosa di Milano più sopravvalutata e quella più sottovalutata?
La più sopravvalutata, i mezzi pubblici. Non sono così efficienti come la percezione di Milano vorrebbe. Infatti i veri milanesi hanno tutti il motorino. Una volta su due poi le scale mobili delle metropolitane sono fuori uso, e se stai al di fuori delle linee del metrò i tempi di percorrenza diventano molto romani. Di sottovalutato a Milano non c’è niente, non può esserci per definizione, perché a Milano nulla viene risparmiato alla comunicazione e dall’entusiasmo! Sono sicuro che esiste un sito o una linea di vestiti o vasi di ceramica intitolato “le cose più sottovalutate di Milano”. È proprio impossibile.