In un antico borgo ligure, un rudere in rovina oggi è un accogliente rifugio per le vacanze. Progettato in pietra, legno e cemento, con un tocco intimo e romantico. In equilibrio
tra tradizione, artigianalità e spirito contemporaneo
Restituire un’anima a una cascina in sasso abbandonata, situata in cima a un piccolo borgo dell’entroterra ligure. Questa la missione che l’art director Sandra Tuchscherer e l’architetto Simon Filler avevano in mente quando hanno deciso di recuperare un casale fatiscente a Montegrazie, in provincia di Imperia.
Ligure di nascita lui, figlio di un’artista di origine tedesca e di un architetto trasferitosi in Italia dall’Africa, e bavarese lei, con alle spalle tante vacanze trascorse proprio in Liguria, i due hanno riportato a nuova vita l’edificio oggi diventato il loro rifugio tra mare e monti.
E lo hanno fatto agendo “contro ogni logica” – parole loro –, spinti dall’amore per il borgo immerso tra gli ulivi che ha fatto da sfondo al loro primo incontro, ma anche perché qualcosa di quel vecchio rudere li ha incuriositi.
”Ci passavamo davanti ogni volta che andavamo a trovare i miei genitori a Montegrazie, stava praticamente cadendo a pezzi”, racconta Sandra. “A quanto pare siamo stati i soli a coglierne l’unicità. Negli ultimi anni abbiamo visto tante proprietà perdere la loro identità perché riprogettate in malo modo. Nel nostro caso il problema era che l’edificio era in pessimo stato, pieno di rifiuti e difficile da raggiungere con le attrezzature da costruzione, ma eravamo determinati ad andare avanti”.
L’aiuto del padre di Simon e della sua piccola impresa edile è stato fondamentale perché il sogno si realizzasse: oggi il rudere in questione è un’elegante abitazione che combina il fascino del passato e il calore della tradizione con il design contemporaneo.
L’approccio che si è scelto di adottare è stato quello di ridurre la casa all’essenziale per conservarne il carattere originale integrando, al contempo, nel progetto tutta una serie di comfort moderni. Questo valorizzando anche le imperfezioni, in quanto portatrici di carattere e personalità.
“Il paradosso è che con il restyling alcuni spazi in origine poco appariscenti, se non addirittura brutti, sono diventati i più belli”, osserva Simon. “È il caso del bagno al piano inferiore e della camera da letto sul retro”.
A questo risultato ha contribuito il sodalizio con artigiani locali e l’utilizzo di materiali naturali, riciclati e del territorio, dalla pietra al legno, dal cotto ai ciottoli ai tessuti liguri, cui si aggiungono il cemento levigato e le cementine con texture geometriche fabbricate ad hoc.
Importante la messa a punto di una tavolozza cromatica di toni caldi, ma neutri, con qualche inserto in metallo nero a contrasto, nell’ottica di un’estetica rurale aggiornata, non distante dal gusto odierno.
La necessità di collegare l’ex stalla al pianterreno con il livello superiore, l’unico già abitato in passato, si è poi tradotta nella costruzione di una scala autoportante, sempre in cemento, che sul lato opposto ai gradini prende la forma di una panca per sedersi. Intervento da cui si evince un’ispirazione brutalista, che torna nel secondo bagno con vasca nello stesso materiale. Grandi volte, muri in pietra lasciati a vista, passaggi ad arco e micro nicchie regalano alla casa un tocco intimo e romantico.
Delle tre camere da letto disponibili quella padronale lascia dialogare un’ampia parete in sasso con l’intonaco grezzo, il parquet e le travi dei soffitti ottenute da tronchi di castagno scortecciati.
Arricchita da una terrazza, l’ambientazione è nel suo insieme minimalista, semplice, impreziosita da opere d’arte, ma volutamente poco decorata e con le tracce della storia ancora lì a parlarci.