LANDSCAPE
Tra giardino e paesaggio

Trent’anni di progetti firmati da Anna Scaravella tra Nord e Sud Italia. Li racconta il volume “Tra giardino e paesaggio”, carrellata di giardini concepiti come ecosistemi, tra estetica, tecnica e visione ecologica

“Un giardino è come una corda tesa su cui camminare senza rete, non c’è la protezione dei manuali o delle mode perché è sempre unico e ti chiede coraggio e mente libera”. Parola di Anna Scaravella, paesaggista di fama internazionale, protagonista del volume “Tra giardino e paesaggio. Scorci mediterranei dal Nord al Sud Italia” edito da Rizzoli. Un’opera che è insieme diario di trent’anni di esperienza progettuale e racconto per immagini e parole, con fotografie di Matteo Carassale e testi del giornalista Bartolomeo Sala.

Protagonisti, dieci giardini messi a punto da Scaravella in varie regioni d’Italia, dal Piemonte alla Lombardia, dalla Toscana alla Puglia: ogni tappa è un caso di studio che mostra come, secondo la garden designer, rigore estetico e sostenibilità possano fondersi e ogni luogo abbia un’identità che va letta e interpretata con competenza e sensibilità. Laureata in Scienze forestali a Firenze, alle spalle un tirocinio con l’architetto giapponese Haruki Miyajima, Scaravella nel progettare giardini privati risponde a una sfida: far convergere bellezza, funzione e rispetto per il territorio non attraverso uno stile predefinito, ma partendo dal paesaggio, guardando l’orizzonte prima che il terreno.

Luce, vento, memoria storica, disponibilità idrica: tutto concorre a un connubio tra tecnica, visionarietà e coscienza ambientale che fa del giardino un’estensione dello spazio domestico e un laboratorio ecologico. In epoca di cambiamenti climatici, “Tra giardino e paesaggio” assume, dunque, il valore di un manifesto: l’approccio di Scaravella supera l’idea del giardino come ornamento o segno di controllo umano sulla natura – esemplari, in questo senso, l’hortus conclusus medievale e i parterre di Versailles – per elevarlo a ecosistema da custodire. 

Come documentato nel libro, i suoi sono progetti site-specific, incentrati su piante resistenti, a bassa manutenzione: pino d’Aleppo, sughera, leccio, corbezzolo, mirto, rosmarino. Si può dire che richiamino il concetto di rizoma proposto da Deleuze e Guattari: ogni elemento naturale è connesso agli altri in maniera reticolare, non gerarchica. In questa visione, il giardino non è il risultato di un ordine imposto, ma un organismo vivente in movimento che l’intervento umano plasma e cura tenendo conto delle condizioni fitoclimatiche del luogo e privilegiando specie botaniche che vi si adattino in modo armonico. Non importa se autoctone: in epoca di riscaldamento globale, le piante alloctone sono a volte più appropriate, il prato all’inglese può essere sostituito da praterie miste o erbacee perenni, le siepi da graminacee leggere. E ogni scelta concorre a ridurre potature, trattamenti chimici e il consumo di acqua. 

Ecco, allora, che tra i giardini descritti – con tanto di elenco delle specie utilizzate – ne emergono alcuni particolarmente emblematici. A Salvirola, in provincia di Cremona, Villa Albera è un modello di equilibrio tra paesaggio e memoria, con un giardino che nella parte vicino alla casa rimanda alla Land Art di Beverly Pepper, per poi culminare in una lunga vasca d’acqua che guida lo sguardo verso dei pioppi cipressini, omaggio alla geografia locale. A Travo, nel piacentino, il giardino di Zucca Uomo narra una rigenerazione attenta alla biodiversità: qui non solo l’area verde intorno alla tenuta – piano terrazzato con inserti in pietrisco, prato, rose e piante compatibili con suoli aridi –, ma anche scarpate, campi e declivi sono stati riorganizzati con discrezione.

Sull’isola d’Elba, un altro giardino di Scaravella si lascia invadere dalla macchia mediterranea, materia viva del progetto, facendo da contrappunto a una villa razionalista. Mentre a Ostuni abbiamo quasi un prototipo di giardino del futuro: resistente alla siccità, integrato nel paesaggio della Murgia, impreziosito da pergolati coperti da viti e bordure di graminacee e piante mediterranee. “Tra giardino e paesaggio” ci mette, così, al cospetto di giardini che, lungi dall’essere meramente decorativi ed espressione di una visione antropocentrica, sono il frutto di un ascolto scrupoloso del paesaggio: vere e proprie dichiarazioni d’amore.