Carl Gerges Architects esplora il tema dell’eterna dicotomia fra uomo e natura in Cana Guesthouse. Un luogo metafisico, dove queste due dimensioni trovano una sintesi. Nel segno di un comune linguaggio materico
Ha tutto il fascino misterioso di certe architetture arcaiche, scavata com’è nella viva roccia delle formazioni millenarie della regione libanese di Bhamdoun. E solo l’affascinante mosaico della pietra calcarea grigia e ocra che ne compone i paramenti esterni, unico elemento di confine fra natura e artificio, ne denuncia l’origine umana. Qui, fra tombe fenicie e un landscape immutato da secoli, sorge Cana Guesthouse, uno spazio che il progetto di Carl Gerges Architects trasforma in una metafora dell’eterna dicotomia fra l’uomo e la natura.
Varcare la soglia di questo rigoroso e scabro monolite in pietra è un’esperienza quasi metafisica che apre le porte a un inatteso spazio caldo e accogliente, dove la luce del sole penetra a illuminare ambienti scanditi dai colori e superfici di questa terra ricca di storia. Gli intonaci grezzi color ocra e la viva roccia in cui è scavata Cana Guesthouse si mantengono in costante connessione con l’esterno grazie ai pannelli vetrati del fronte d’ingresso, completamente apribili in modo da creare una totale fusione fra dimensione indoor e outdoor.
Nello spazioso soggiorno, un camino prende il centro della scena con le sue linee semplici giocando in contrasto con il cemento grezzo della copertura e le vecchie travi in legno di recupero, qui utilizzate come elemento decorativo storicizzante. Una stratificazione materica e stilistica che ritroviamo anche negli arredi, fatti di tessuti decorati con motivi orientaleggianti, imbottiti dai rivestimenti animalier, tappeti e stuoie marocchine, sedute e rustici tavolini in legno grezzo. Il medesimo segno informale prosegue invariato nella cucina, spazio funzionale connotato da un calore che invita alla convivialità.
L’inconfondibile carattere della guesthouse assume un differente linguaggio materico e cromatico nella camera da letto e soprattutto nel suo affascinante bagno, la cui linee semplici vestono le morbide e suggestive tonalità verdi del tadelakt, il tradizionale rivestimento degli hammam marocchini. Il medesimo fascino caratterizza il segreto meglio custodito di Cana Guesthouse, una cantina sotterranea accessibile tramite un tunnel scavato nella viva roccia. Le pareti e la volta bordeaux di questa grotta artificiale sono valorizzate da una suggestiva illuminazione proveniente da un lucernario circolare, che avvolge lo spazio in un’atmosfera quasi primitiva fatta di silenzi e profumi naturali.
Anche gli spazi outdoor riservano agli ospiti esperienze di grande intensità emozionale. Ai piedi della formazione rocciosa che la accoglie, un braciere circolare evoca memorie di antichi rituali sotto il suggestivo abbraccio della volta celeste; intorno, un fertile vigneto trae da un suolo apparentemente arido nutrimento e vita, simbolo di un’esistenza in cui uomo e natura sono connessi da un legame indissolubile.