ARCHITETTURA
Una villa introversa

In Argentina, la villa progettata da Agustín Lozada non fa nulla per farsi notare.
Al contrario, è pensata come luogo di ritiro dalla bellezza defilata

Casa Clausura è una residenza unifamiliare di 290 metri quadrati situata a Córdoba, Argentina, in un quartiere di recente sviluppo, uno dei tanti insediamenti che rapidamente vanno definendo i nuovi confini della città. In queste enclavi suburbane le abitazioni sono generalmente standardizzate ma, in questo caso, l‘architetto Agustín Lozada ha spinto sul pedale della sperimentazione, proponendo una soluzione stilisticamente e spazialmente di rottura.

“Le case dei nuovi quartieri residenziali spesso non interagiscono con la morfologia del sito”, spiega Lozada. “Vengono sopraelevate non per ragioni tecniche o spaziali, ma come affermazione, gesto di distinzione, persino vanità. Il risultato sono costruzioni che non dialogano con il paesaggio, che risultano sproporzionate rispetto al lotto che occupano”.

“Altrettanto comune è il ruolo dominante attribuito all‘automobile”, continua il progettista. “Le facciate sono spesso dominate da garage aperti e da un vialetto carrabile poco raffinato. Ma forse l‘aspetto più inquietante è l‘assenza di intimità: gli spazi da vivere non sono concepiti per l‘introspezione, il ritiro e la quiete. La ricerca di comfort e ritiro è stata il punto di partenza nel disegno di Casa Clausura”.

La casa, infatti, sorge sulla parte inferiore del lotto, un basso terrapieno derivato dalla costruzione della strada e dal suo livellamento. Dal marciapiede si scorge solo il profilo del tetto, allineato agli alberi e in dialogo con le montagne sullo sfondo. Le finestre sono invece orientate nella direzione nord-est, per fare in modo che negli interni ci sia una luce naturale delicata durante tutto l‘arco della giornata.

Ma più che aperta sul paesaggio, la villa è pensata per essere introversa. Gli ambienti principali ruotano attorno a un cortile intimo, riparato ma aperto, che permette di vivere en plein air con un senso di rifugio. Il patio, inoltre, ospita una piscina, mentre il garage è posizionato sul retro, praticamente invisibile.

Anche i materiali scelti si allineano all‘understatement ricercato nel progetto. Il cemento a vista definisce il volume, mentre il tetto piano non ha pavimento ma semplici ciottoli distribuiti con perizia. Gli infissi e la scala a chiocciola che conduce sulla terrazza sono in metallo bianco, essenziali e materici.

Conclude il progettista: “Questa villa non vuole essere una critica alle pratiche residenziali prevalenti. Piuttosto, esprime una preoccupazione, un disagio verso le architetture residenziali standardizzate, o concepite per mettersi in mostra. Casa Clausura non vuole essere un modello, ma dimostra silenziosamente come un edificio possa porsi allo stesso livello del contesto, come possa ritirarsi piuttosto che mettersi in mostra, valorizzando l‘introspezione piuttosto che la spettacolarizzazione”.