ARCHITETTURA
Eremo messicano

A Guanajuato, in Messico, una residenza in pietra ricorda un antico monastero. Ma l’occhio è catturato dalla sua – inusuale – pianta a forma di croce. Simbolo del divino

È un isolamento absoluto quello dei monaci. Absoluto, in latino, significa sciolto da qualsiasi legame. In una landa d’espiazione, questi ultimi vivono un’emarginazione volontaria per depurare il corpo dalla corruzione mondana. Radicata nella terra brulla e polverosa di Guanajuato, in Messico, una residenza scolpita nella pietra assolve la stessa funzione purificatrice di un eremo sperduto. Progettata da HW Studio su una distesa pianeggiante, fiancheggiata da basse creste montuose, Casa Enso II si nutre della forza mordace della natura.

I progettisti hanno voluto creare una dimora che fosse in sintonia con l’architettura messicana, in cui coesistono estetiche del passato precolombiano, coloniale e moderno, e con l’attività mineraria di Guanajuato. “In questa zona del paese, la pietra è un elemento profondamente radicato in qualsiasi forma di espressione culturale” dichiarano da HW Studio. A colpire lo sguardo, infatti, è fin da subito un elemento in apparenza straniante: una pianta a forma di croce che, con le sue braccia in pietra, suddivide lo spazio in quattro quadranti.  

Ogni quadrante assolve una specifica funzione. Il primo, in basso a destra, accoglie i visitatori all’interno di un giardino di piante autoctone, mentre il secondo, in senso antiorario, è adibito ad area parcheggio. Il terzo e il quarto ospitano gli spazi privati, rispettivamente una suite con camera da letto e sala da bagno, e la zona ufficio, l’unica struttura dalla verticalità spiccata che contrasta il profilo orizzontale della residenza e della pianura circostante.

Figurazione architettonica del simbolo cristiano, la pianta cruciforme si ispira a quella delle antiche basiliche: Guanajuato, infatti, è una delle culture messicane in cui l’influenza del cattolicesimo è più osservata. La coppia di camminamenti perpendicolari di Casa Enso II rievoca nell’intento la Chiesa della Luce progettata da Tadao Ando in Giappone nel 1989. In questo luogo di culto iperminimalista la forza bruta del cemento è ammorbidita dai raggi del sole che passano attraverso la materia stessa, filtrando da un’apertura a forma di croce. Il contatto con la divinità – qualsiasi essa sia – si rivela così in tutta la sua potenza. Silenziosa e indicibile.

Nel progetto di HW Studio, i passaggi in pietra che uniscono i quattro quadranti creano una sorta di ‘pellegrinaggio permanente’. La sensazione di trovarsi al cospetto di un antico monastero impone agli ospiti il rispetto delle tappe tracciate da questo cammino liturgico, suggellando un eterno contatto con la terra, l’aria, le montagne. E con un asinello dagli occhi liquidi e profondi, che sembra guardare il mondo da un punto di vista diverso, da un altrove. Il rituale di purificazione può così dirsi completato.