ARCHITETTURA
Mori House

A sud di Melbourne, Manuel Aires Mateus firma una residenza minimalista che fonde influenze portoghesi, giapponesi e australiane. Nel patio, una scala in cemento si erge scultorea, definendo un gioco di pieni e vuoti

Sulla costa di Mount Martha, nella penisola di Mornington a sud di Melbourne, sorge Mori House, una residenza minimalista progettata dal portoghese Manuel Aires Mateus in collaborazione con lo studio australiano MAArchitects. Il nome “Mori” – che in giapponese significa “foresta” – racchiude l’essenza profonda del progetto.

Concepita come un’interpretazione contemporanea della tipica beach shack australiana, Mori House si propone come un rifugio familiare destinato a durare nel tempo e ad accogliere la vita di più generazioni. La casa è composta da una serie di padiglioni in cemento disposti secondo una geometria cruciforme che articola quattro aree distinte, separate da vuoti e patii aperti. Questo schema, che richiama simbolicamente i segni tracciati dai primi coloni australiani per delimitare il proprio terreno, diventa qui un gesto architettonico che ordina lo spazio e stabilisce un ritmo tra pieni e vuoti, luce e ombra.

L’uso del cemento a vista domina la composizione, conferendo alla casa una presenza solida e quasi scultorea, radicata nel paesaggio costiero. Le pareti massicce, scolpite con una precisione quasi artigianale, sono alleggerite da ampie aperture e lucernari lineari che modulano la luce naturale, creando riflessi mutevoli durante il giorno. Il rigore materico del cemento è bilanciato dal calore del legno, utilizzato per pavimenti, rivestimenti e arredi, che introduce una nota tattile e accogliente negli ambienti interni.

All’interno, la zona notte comprende camere tradizionali, una stanza con letti a castello e un ambiente tatami, un omaggio alle origini giapponesi della proprietaria, che ha curato anche la disposizione di rocce e panche nei giardini in stile nipponico. La cucina, con superfici in acciaio inox che dialogano con il grigio del cemento, si apre su un’ampia area pranzo dominata da un tavolo in legno, cuore conviviale della casa. Il soggiorno, arredato con tatami e un tavolo basso, fonde essenzialità giapponese e minimalismo occidentale.

La scala in cemento che si erge nel patio principale è uno degli elementi più emblematici: una presenza scultorea che funge da fulcro visivo e connette la casa al suo belvedere sul tetto. Da qui si gode una vista panoramica sulla baia e sui contorti alberi di tè che circondano la proprietà.

Mori House è, in questo senso, un’architettura pensata per durare: robusta, autentica, ma anche permeabile e silenziosa. I principi di progettazione passiva massimizzano la luce naturale, la ventilazione incrociata e l’autosufficienza energetica, mentre la disposizione degli spazi favorisce una continuità costante tra interno ed esterno.

In Mori House, il cemento diventa pelle e ossatura, il legno ne addolcisce la temperatura emotiva, la luce la anima. È un luogo dove si cammina a piedi nudi, in ascolto del mare e del tempo, tra ombra e silenzio. Una casa che non si impone sul paesaggio, ma vi si radica con naturale eleganza, destinata a durare e a mutare con esso, come una roccia levigata dal vento.