ARCHITETTURA
Minimal dwelling

Neil Logan ricostruisce una casa con studio in un’area boschiva dello stato di New York. Un progetto che indaga il tema della permanenza, tra coerenza materica e forma minima dell’abitare

Ad Accord, nello stato di New York, l’architetto e designer Neil Logan progetta la ricostruzione integrale di una casa e un annesso preesistenti, di cui vengono mantenuti solo orientamento e volumetrie. Su questo dato apparentemente neutro si innesta il tema centrale del progetto: la possibilità di sostituire completamente la materia costruita senza interrompere la continuità con il contesto, anzi, affidando a questa relazione il ruolo di principio ordinatore.

L’edificio principale, quello più prossimo alla strada, si trasforma in studio. L’operazione è condotta per sottrazione, con l’eliminazione delle partizioni, la rimozione del secondo piano e la riconfigurazione dello spazio in un unico locale a doppia altezza.

In questo campo continuo, la luce diventa il principio compositivo. Le aperture a nastro, collocate in sommità, diffondono una luminosità uniforme. Una finestra più ampia stabilisce invece un rapporto visivo con il bosco circostante, che diventa lo scenario principale.

Il progetto riorganizza il piccolo edificio secondario come blocco servizi, dove trovano posto un bagno e una sauna. Questa separazione funzionale consente allo spazio principale di mantenere una chiara coerenza distributiva, liberata dalle funzioni tecniche. Una scelta che richiama una certa tradizione moderna americana, dove l’autonomia dei volumi secondari diventa strumento per ottimizzare l’impianto dello spazio abitativo principale.

Entrambi i volumi sono rivestiti da scandole in legno, posate in modo continuo su pareti e coperture fino a costruire un involucro compatto e omogeneo. Il materiale così utilizzato restituisce un organismo unitario, opaco, capace di accordarsi cromaticamente al paesaggio senza mimetizzarsi. Il legno ribadisce la sua presenza in arredi ed elementi su misura, strutturando in maniera ordinata lo spazio.

Armadiature basse, piani di lavoro, contenitori generano una serie di addensamenti che definiscono utilizzi e funzioni. L’assenza di partizioni verticali non produce indeterminatezza, ma un linguaggio in cui ogni elemento partecipa alla definizione dell’ambiente.

Nel progetto si intrecciano alcune linee di ricerca riconoscibili: l’essenzialità come strumento per sottolineare senza semplificare, la continuità come alternativa alla composizione dello spazio per stratificazione di elementi, la luce come dispositivo architettonico. L’operazione di Logan si colloca in una precisa genealogia, quella del minimal dwelling, l’abitare minimo che attraversa tanto la cultura europea che nordamericana.