Atelier Atlantico recupera un’antica dimora storica portando alla luce la sua anima più autentica. Senza rinunciare a modernizzare spazi, funzionalità e comfort abitativo
Se il compito dell’architettura è rivelare la memoria, la cultura e la materia che costituiscono il tessuto connettivo di un luogo, con il progetto di Casa Nestares lo Studio Atelier Atlantico compie un vero e proprio viaggio nel tempo alla ricerca delle tracce del passato di questa vecchia costruzione rurale per esplorarne il futuro.
Composta da due piani destinati ad abitazione e un sottotetto, la residenza risentiva di un orientamento non ottimale – rispetto allo scenografico paesaggio e alle favorevoli condizioni di insolazione di questa regione della Spagna settentrionale – e di una distribuzione non adeguata alle moderne esigenze dell’abitare. Mentre al piano terra erano in origine presenti una cucina, una sala da pranzo, un soggiorno, una zona d’ingresso e una camera da letto esposta a nord, il piano superiore, caratterizzato da un impianto tipologico quasi palladiano composto da tre campate orientate in due diverse direzioni, era occupato da sei camere servite da un unico bagno.
Inoltre, la disposizione degli spazi, le numerose partizioni e gli ampi volumi interni non ottimizzati rendevano la casa troppo calda d’estate e molto fredda d’inverno. Condizioni che oltre a compromettere il comfort abitativo avevano innescato importanti fenomeni di deterioramento degli intonaci e delle strutture in legno. Il progetto di Atelier Atlantico utilizza questa sfavorevole situazione di partenza come base di un percorso di recupero filologico volto a riconnettere l’abitazione con il suo contesto, sia dal punto di vista tipologico che materico.
A questo scopo è stato innanzitutto modificato l’orientamento della casa, rendendo il prospetto sud l’asse intorno a cui riconfigurare gli spazi interni per migliorarne illuminazione naturale, ventilazione, relazione con il paesaggio. La rimozione della fascia centrale dei pavimenti ha ripristinato il tipico schema planimetrico palladiano, organizzato intorno a uno spazio centrale da cui si dipartono differenti prospettive sugli assi trasversali. I nuovi volumi così creati hanno consentito una migliore dissipazione del calore grazie alla ventilazione incrociata e alla creazione di un camino di luce che attraversa tutti i livelli dell’edificio.
Una seconda linea di intervento ha riguardato le aperture esistenti, in buona parte ampliate in senso orizzontale e verticale grazie all’inserimento di pilastri e architravi in cemento che hanno radicalmente modificato la percezione dei volumi e delle superfici degli spazi.
Gli interni sono stati oggetto di un meticoloso lavoro di riemersione dei materiali da costruzione originali. L’asportazione degli intonaci ha riportato alla luce i blocchi di pietra tufacea delle tessiture murarie storiche, che sono state – dove necessario – ricucite con un altro materiale tradizionale come la calce.
Anche le parti lignee, in particolare strutture e pavimenti, sono state restaurate in modo da sottolineare la coerenza materica della costruzione originale, mentre il calcestruzzo delle nuove integrazioni è stato sabbiato per fare emergere l’aggregato. Rivelando così quell’anima lapidea che è filo conduttore tra passato, presente e futuro della casa.