INTERVISTE
Lorna De Santos

La strada che conduce alla creatività passa per l’emozione. Che la giovane progettista madrilena – formatasi nello studio Neri&Hu a Shanghai – plasma con materiali e forme rassicuranti per dare vita a spazi soft minimal

La madrilena Lorna De Santos, classe 1990, è cresciuta a pane e minimalismo. Deve ai genitori, pionieri in questa tendenza, la naturale sintonia che sente con il vuoto e con i luoghi che trasmettono serenità. Ma è soltanto dopo aver vissuto a Tel Aviv e a Shanghai, dove ha lavorato per Neri&Hu, che ha incominciato ad apprezzare uno stile di vita in cui la quiete, la ripetizione e le relazioni sociali sono il vero cuore della società. In sette anni di attività professionale Lorna con la sua equipe multidisciplinare tutta al femminile, ha firmato soprattutto progetti residenziali di diversa scala, ma anche ristoranti, spazi commerciali, che in comune hanno l’atmosfera calda e rassicurante di un minimalismo raffinato, essenziale ma sofisticato, meticolosamente calibrato.

Partiamo dall’inizio: come sei diventata architetto?

Tutto è cominciato nella culla. Sono nata da un padre costruttore e da una madre interior designer in una casa rigorosamente minimalista. Il minimalismo come tendenza allora non era così diffuso a Madrid e i nostri amici restavano sgomenti davanti al bianco e al vuoto. Ho studiato architettura perchè non sono riuscita a entrare nella facoltà di fisioterapia, ed è stata la mia fortuna. È all’università che ho riscoperto la passione che mi hanno trasmesso i miei genitori, ma è stato soprattutto durante l’anno trascorso a Tel Aviv, grazie a una materia facoltativa del piano di studi, che ho scoperto il mondo dell’interior design, la mia vera vocazione. Dopo Israele mi è stata offerta una borsa di studio per un nuovo programma presso la Tongji University di Shanghai e non ho avuto esitazioni. Sono stata la prima della mia generazione ad andare in Cina e non avrei mai immaginato quale mondo mi si sarebbe aperto.

In che misura ti ha segnato l’esperienza in Cina, prima come studente e poi nello studio Neri&Hu?

Girando in bicicletta per Shanghai mi sono imbattuta in alcuni edifici con cui ho sentito una connessione emotiva potente. Tutti avevano un filo conduttore estetico, e gli autori erano Neri&Hu. Sono loro che hanno risvegliato la mia vera passione. Lavorare nel loro studio mi ha aperto al mondo, mi hanno insegnato che con amore e pazienza tutto può essere progettato. Così ho capito che volevo creare spazi con un’anima a casa, in Spagna, e che potevo trasferire quella sensibilità per il bello con cui sono cresciuta, quella dedizione nel fare le cose bene al progetto di interior.

Il viaggio come impulso creativo. Questo interesse per culture diverse, come si traduce nei tuoi progetti?

Sento curiosità per tutto ciò che implica bellezza e che mi emoziona. Le culture e i viaggi mi ispirano e sono la fonte principale per trovare nuove idee. Dal mio periodo in Israele ho imparato la cultura delle porte aperte, il tempo di qualità che la cultura dedica alle celebrazioni famigliari. Il salto nella cultura asiatica è stato più contemplativo, più lento e metodico. I cinesi dedicano molto tempo alla ripetizione di gesti eseguiti senza sosta, e credono che nella routine risieda la felicità. Viaggio molto in Messico, perché il suo brutalismo, il suo artigianato e la sua natura mi suscitano forti emozioni. Amo anche l’Africa, perché la gioia della sua gente e la bellezza dei suoi paesaggi sono fonte d’ispirazione.

A parte viaggiare, cosa stimola la tua creatività?

Il paesaggio è una fonte inesauribile di ispirazione. La natura è sempre presente nei nostri progetti, e crediamo sia importante averla vicino per poterla osservare. Poi le letture, il movimento, la luce, il teatro, la moda. Per accendere la scintilla creativa cerco poi di ritagliarmi dei momenti di introspezione per connettermi con il mio io interiore.

Quali sono quindi gli ingredienti che definiscono lo stile di Lorna de Santos?

Emozione, quiete e sensibilità. Che si traducono in spazi accoglienti e rassicuranti.

In cosa consiste per te un buon interior?

Equilibrio tra funzionalità ed estetica. Ogni elemento deve avere una funzione e, allo stesso tempo, mantenere alta l’emozione. Cercare di semplificare al massimo il processo, alleggerire lo spazio, per raggiungere un obiettivo di massimo comfort. Uno spazio funziona quando chi lo abita si sente felice, può essere se stesso e sentirsi in pace. Certamente per la riuscita di un progetto è fondamentale saper tradurre aspettative e desideri del cliente in architetture del benessere. Questo è possibile grazie al rapporto di fiducia che costruiamo con loro e dipende da quanto riusciamo a coinvolgerli in questo processo d’innamoramento per materiali e scelte progettuali: li accompagniamo in un viaggio emotivo per dare forma al loro rifugio.

La casa come rifugio, una sorta di archetipo dell’abitare arcaico e senza tempo. Da dove nasce questa priorità?

Lo richiede il momento attuale. La società vive in modo frenetico, con un livello elevato di stress e di disordine. Il progetto ci offre l’opportunità di creare atmosfere e spazi che aiutano le persone a sentirsi in pace.

Esiste una tendenza verso il colore e un’altra verso il monocromatismo. I tuoi spazi optano chiaramente per quest’ultima, con materiali e colori neutri che richiamano la natura. La quiete non ammette il colore?

La quiete con cui mi identifico risiede nella palette offerta dalla natura: la relazione tra le nuance che ritroviamo nel paesaggio è ció che ci ispira nell’applicazione del colore. Evito tutto ciò che si allontana da quel tipo di emozione, ma non lo considero una regola, è solo il mio modo di pensare e di connettermi con ciò che si avvicina alla mia idea di serenità.

Come vedi il futuro dell’interior design?

Il futuro dell’interior design sarà quello che saprà creare ponti tra passato e presente, proiettandosi verso il futuro: sostenibile, consapevole, rispettoso con le diverse culture e in armonia con la natura. Penso chiaramente a degli spazi che ci aiuteranno a migliorare la qualità della vita.