McLaren.Excell trasforma un’architettura rurale seicentesca in una residenza contemporanea. Lavorando su continuità spaziale, rapporto tra preesistenze e nuovi ampliamenti e scelte materiche ben calibrate
L’abitare contemporaneo fatica a fare spazio al vuoto. Altezze importanti, volumi continui, ambienti non immediatamente funzionali vengono spesso percepiti come un problema da risolvere. Il progetto di Hunts Green Barn, firmato da McLaren Excell, nasce proprio dalla necessità di rimettere in discussione questo approccio.
L’intervento riguarda una tithe barn del XVII secolo – un deposito dei raccolti dovuti come tributo alla Chiesa – situata nella campagna dell’Oxfordshire. Una precedente riqualificazione aveva già adattato l’edificio a uso domestico, sacrificandone però le caratteristiche spaziali originarie.
L’inserimento di partizioni e soppalchi aveva cancellato le grandi altezze e la continuità volumetrica del fienile, riducendo il corpo storico a una sequenza di ambienti funzionali ma privi di respiro. Il progetto di McLaren Excell interviene su questa condizione, recuperando innanzitutto l’impianto della struttura seicentesca.
Alla struttura in legno di olmo dell’antico fienile si affianca così una nuova ala rivestita in larice, disposta ad angolo retto e collegata alla struttura esistente da un volume vetrato. L’ampliamento ospita la zona notte e concentra gli spazi privati in un organismo autonomo, liberando il corpo storico dalle esigenze domestiche che ne avevano compresso l’impianto e restituendogli il ruolo di ambiente di rappresentanza.
Negli interni, il progetto accosta agli elementi storici alcune opzioni esplicitamente contemporanee, pensate per misurarsi con le irregolarità dell’edificio senza neutralizzarle. Una pavimentazione continua in cemento attraversa tutti gli ambienti, rafforzando la continuità spaziale e funzionando come elemento di connessione tra parti antiche e nuovi inserimenti.
Le grandi aperture vetrate, incorniciate da profili in acciaio, svolgono una duplice funzione: definiscono con precisione il rapporto visivo con il paesaggio e assorbono le inevitabili irregolarità dell’edificio storico. Lo stesso principio guida l’inserimento di lucernari e arredi su misura, come le scaffalature metalliche che accompagnano una delle pareti principali.
Elemento centrale dell’intervento è un volume in acciaio nero collocato tra la cucina e l’ingresso. Al suo interno sono concentrati i servizi e il collegamento a un soppalco adibito a studio, rivestito in multistrato. Questo dispositivo architettonico dichiara esplicitamente la sua autonomia rispetto alla struttura storica, rispondendo sia a esigenze funzionali che ai vincoli imposti sull’edificio.
La palette dei materiali contribuisce in modo decisivo alla qualità degli interni. L’acciaio dialoga con la pietra di cucina e bagni e il legno antico della struttura portante, segnato da nodi e irregolarità. L’equilibrio visivo che ne deriva si fonda soprattutto sulla materia, rafforzando il carattere dell’intervento.
Nel nuovo ampliamento, il rivestimento in larice – lasciato invecchiare nel tempo – si dimostra in grado di dialogare con il contesto rurale. All’interno, superfici continue e materiali di impronta industrial contribuiscono a definire un ambiente più raccolto e domestico, in contrasto con l’apertura e la complessità spaziale del volume storico.
Hunts Green Barn prende distanza da un’idea di abitare che tende a normalizzare lo spazio per adattarlo a modelli domestici contemporanei. Il progetto lavora invece in controtendenza, e restituisce centralità al vuoto, alle altezze e alla continuità spaziale come qualità fondative dell’edificio. Costruendo una relazione tra passato e presente che passa per la riapertura dello spazio.