Fa leva su una dimensione intima e profonda Casa del Sapo, una casa vacanze firmata
da Espacio 18 Arquitectura. Dove il rigore minimalista del cemento diventa teatro
di una riflessione sulla condizione umana
Porta la firma dello studio messicano Espacio 18 Arquitectura. E vanta un’ispirazione affascinante, la vicenda dello scrittore americano Henry David Thoreau, che per più di due anni visse in una capanna da lui stesso costruita a Walden Pond, nel Massachusetts, alla ricerca non solo di ispirazione per la sua arte ma soprattutto del recupero di una dimensione umana in cui ha spazio solo l’essenziale, ciò che davvero conta.
Da questa suggestione nasce La Casa del Sapo, una residenza per vacanze sulla spiaggia di Zapotengoa Oaxaca, in Messico, il cui involucro minimalista interamente realizzato in cemento a vista simboleggia nelle intenzioni di Espacio 18 una riflessione sulle vere necessità della vita.
Il suo impianto, che visto dall’alto ricorda le ali di una farfalla orientate a seguire il sorgere e il tramontare del sole, si articola in due volumi che ospitano una cucina e una master bedroom con bagno privato rivolta verso l’alba a est, e una seconda camera da letto con bagno privato affacciata a ovest verso il tramonto.
Questo particolare layout ingloba una grande terrazza centrale rivolta verso il mare a sud e due spazi più intimi a nord – divisi e ombreggiati da un alto setto in cemento su cui poggia uno dei due corpi di fabbrica – che generano una serie di vuoti da cui è possibile ammirare la bellezza della costa di Oaxaca.
Il patio esposto a sud è definito da una pavimentazione di mattoni in cotto posati a spina di pesce, riparato dal sole da una tettoia in acciaio e canne e affacciato su una piccola piscina a sfioro, mentre è la pietra grezza locale a connotare le aree ombreggiate esposte a nord, dove trovano spazio cactus e altre essenze locali.
L’impianto distributivo della Casa del Sapo detta anche la sua natura ibrida, abitazione privata e insieme casa vacanze, riservata e al tempo stesso aperta alla comunità locale, rifugio di meditazione ma anche spazio sicuro e inclusivo.
Negli interni, una porta a soffietto in legno apre la zona cucina sul patio centrale, mentre altre porte a libro in ognuno dei due blocchi liberano alla vista il panorama dell’oceano.
Il loro linguaggio prosegue il rigore minimalista dell’involucro, con arredi ridotti all’essenziale in parte realizzati in legno, in parte in cemento, dove nulla distrae gli ospiti dall’esperienza di una diversa dimensione del vivere, ricondotta ai suoi bisogni essenziali, che è il vero baricentro concettuale del progetto.