In una casa di quartiere a Madrid, AceboXalonso Studio rilegge criticamente l’icona della piscina domestica: nel piccolo cortile, una piattaforma scorrevole alterna stagno, vasca e area balneabile
La Casa dello Stagno Verde a Madrid nasce dall’incontro tra un immaginario domestico novecentesco e una sensibilità progettuale contemporanea. Costruita negli Anni 20 come abitazione unifamiliare di quartiere, nel 1971 viene trasformata dall’inserimento di una piscina azzurra che occupa quasi interamente i 28 metri quadrati del cortile.
Quel gesto, allora carico di aspirazioni borghesi e cartoline di vacanze mediterranee, segna una cesura. Il giardino di giochi infantili e lavori domestici lascia il posto a una scenografia edonistica, capace di cancellare le origini popolari della casa e di allinearla ai desideri individualisti della tarda società franchista.
Quando AceboXalonso Studio entra in scena nel 2021, la casa appare come un palinsesto logoro. Aggiunte, riparazioni, fai-da-te, tende, antenne, cablaggi formano un collage incoerente, dove il glamour promesso dalla piscina è ormai pura rovina. Eppure proprio quella vasca, scrostata e segnata da strati di azzurri e blu sovrapposti, si rivela l’elemento su cui innestare una nuova lettura.
Non più la piscina come sfondo immobile di un benessere standardizzato, ma l’acqua come dispositivo dinamico, capace di ridisegnare lo spazio open air e di entrare nell’ecosistema domestico. Il progetto lavora su due piani paralleli: da un lato la pulizia, il restauro e il recupero del modello originario della casa; dall’altro la radicale riprogrammazione del cortile.
La scelta non è di rinunciare alla piscina, ma di restituire al piccolo spazio la sua natura di luogo polivalente. Una piattaforma mobile di 6,60 x 2,60 metri trasforma in pochi minuti lo stesso volume d’acqua in stagno, vasca o area balneabile. Un meccanismo che rende la presenza dell’acqua stagionale, reversibile, controllata, e che rimette al centro la flessibilità d’uso rispetto alla pura rappresentazione.
La decisione di abbandonare il blu artificiale in favore del verde ha un forte valore sia simbolico che spaziale. Il riferimento non è più il modello della villa con piscina, ma quello di cisterne e serbatoi, architetture tecniche che instaurano un rapporto più misurato e consapevole con la risorsa idrica.
Il colore dialoga con le superfici, con le ombre del cortile, con il tempo che passa: la vasca non è più un oggetto estraneo, ma un corpo minerale e mutevole, che assorbe la luce. Sul piano tecnico, il progetto aggiorna gli impianti esistenti, ottimizzando il ricircolo dell’acqua e affidando il trattamento a sistemi naturalizzati, in grado di rimettere in discussione un’idea di igiene esclusivamente chimica.
La casa non viene tanto “modernizzata” quanto ri-sincronizzata con le condizioni contemporanee: scarsità idrica, densificazione urbana, necessità di spazi capaci di cambiare funzione nel corso dell’anno. Il cortile, da scena fissa della piscina borghese, diventa un’infrastruttura ambientale in scala domestica, dove leisure, ecologia e memoria si sovrappongono.
In questo equilibrio tra conservazione e progetto nuovo sta la forza della Casa dello Stagno Verde. Non una cancellazione del passato ma una sua rilettura critica, che smonta l’icona della piscina azzurra e la restituisce a un immaginario più complesso, meno spettacolare ma profondamente abitabile.