Il progetto di Loukas Yiacouvakis ridisegna un’antica dimora del 1811 grazie a una rigorosa – e filologica – pulizia formale, alla valorizzazione della struttura storica e a un ampliamento contemporaneo che si espande e dialoga con il giardino
Maison Aubé, affacciata sulla rivière des Mille Îles a Saint‑Eustache, in Canada, attraversa oltre due secoli di storia familiare e architettonica. L’intervento di Loukas Yiacouvakis ne ricompone l’identità attraverso un equilibrio misurato tra restauro e reinterpretazione, restituendo coerenza alla dimora del 1811 ma senza irrigidirla in un’immagine nostalgica.
La prima operazione è stata una pulizia formale dell’involucro originario: la rimozione dell’ampliamento incongruo, la sostituzione calibrata delle aperture e la nuova copertura in scandole di cedro ridisegnano il profilo della casa in un gesto asciutto, fedele ai caratteri e alle proporzioni iniziali.
All’interno, il progetto svela la materia come principio ordinatore. Le murature in pietra, la struttura lignea e il camino centrale emergono come elementi essenziali, capaci di dare ritmo e significato allo spazio. La doppia altezza introdotta nel soggiorno apre nuove prospettive sulla carpenteria storica, trasformando la zona giorno in un volume unitario e permeabile alla luce. Una scala discreta conduce ai locali del piano superiore, concepiti come spazi flessibili, pronti ad adattarsi alle esigenze future della famiglia, in continuità con la natura multigenerazionale della residenza.
Il nuovo ampliamento adotta una presenza controllata e attenta al contesto. Inserito tra gli alberi maturi del giardino, modula la propria volumetria per rispettare l’impianto naturale e ridurre l’impatto visivo. I materiali – cedro scurito, legno dalle tonalità profonde, copertura in ciottoli – instaurano un dialogo materico con il paesaggio, assorbendo le variazioni di luce e colore. Un passaggio vetrato funge da soglia tra antico e contemporaneo, un diaframma trasparente che unisce, senza confondere, creando un momento di sospensione tra le due parti dell’insieme.
La casa Aubé rinasce così come un organismo coerente e stratificato, in cui memoria e progetto si sostengono a vicenda. L’intervento non cristallizza il patrimonio, ma lo orienta verso una continuità viva, capace di accogliere nuovi usi senza perdere la sua identità. Un equilibrio che fa della dimora non solo un bene restaurato, ma un luogo in cui storia, paesaggio e vita quotidiana tornano a coincidere.