Nel 1957, in Indiana, Eero Saarinen progetta una casa ispirata alla lezione di Mies van der Rohe, destinata a diventare una delle icone del Modernismo americano
Eero Saarinen nasce in Finlandia nel 1910 e cresce all’ombra di un padre già affermato, l’architetto Eliel Saarinen, con cui si trasferisce negli Stati Uniti ancora bambino. Da questa doppia radice, europea e americana, matura un linguaggio progettuale capace di attraversare scale e materiali diversissimi tra loro: firma il Gateway Arch di St. Louis, il TWA Flight Center dell’aeroporto JFK di New York, l’Ingalls Rink della Yale University, e disegna mobili destinati a diventare icone del design, come la sedia Tulip.
Saarinen non si lascia mai imprigionare in uno stile riconoscibile: ogni progetto nasce dalle condizioni specifiche del luogo e del committente. Come dichiara lui stesso: “Dovremmo sempre lavorare con le caratteristiche particolari di un progetto. Dovremmo puntare a risolvere i problemi in modo tale che, una volta terminato il lavoro, le persone credano davvero che quella soluzione fosse inevitabile”.
Nel 1953 l’industriale e filantropo J. Irwin Miller, alla guida della Cummins Engine, affida a Saarinen l’incarico di progettare la propria residenza a Columbus, Indiana, una cittadina che lo stesso Miller sogna di trasformare in un laboratorio di architettura contemporanea. Non è il primo edificio che Saarinen realizza per la famiglia Miller, ma è il più intimo: la casa deve funzionare tutto l’anno, accogliere ospiti internazionali legati agli affari e, allo stesso tempo, restare un ambiente sereno in cui crescere i figli. Per raggiungere questo equilibrio, Saarinen chiama a raccolta due collaboratori d’eccezione: il designer Alexander Girard per gli interni e il paesaggista Daniel Kiley per il giardino. I lavori si concludono nel 1957.
La Miller House affonda le proprie radici nella tradizione modernista sviluppata da Ludwig Mies van der Rohe: pianta aperta e fluida, copertura piana, grandi superfici vetrate che dissolvono il confine tra interno ed esterno. Sorge su un terreno rettangolare di circa tredici acri, compreso tra una strada trafficata e un fiume, e occupa poco meno di 6.800 metri quadrati su un solo livello.
La pianta si organizza in nove campiture: agli angoli trovano posto la suite padronale, l’area dei bambini, la zona cucina-lavanderia e un settore che riunisce camera degli ospiti, alloggio della servitù e autorimessa. Le stanze dei più piccoli seguono un modello tipicamente finlandese, con una camera privata piccola e funzionale collegata a una playroom comune pensata per favorire la socialità tra fratelli.
Sedici colonne cruciformi in acciaio sorreggono la struttura, mentre una griglia di lucernari fa filtrare la luce zenitale lungo tutta la casa. Nelle aree comuni, alcune pareti portanti si estendono da pavimento a soffitto in lastre di marmo spesse diversi centimetri, un elemento che accentua la continuità visiva tra i vari ambienti pur mantenendo una propria monumentalità.
Il giardino disegnato da Dan Kiley prolunga la logica compositiva della casa nello spazio esterno, suddividendo il terreno in tre settori che rispecchiano le divisioni interne dell’edificio. Un viale alberato accompagna l’ingresso alla proprietà, mentre blocchi geometrici di meli e un filare di alberi di locusta corrono lungo il lato ovest della casa, disegnando una quinta verde che protegge la residenza senza mai chiuderla del tutto. La pianta della casa, con gli ambienti disposti attorno a uno spazio centrale, richiama la simmetria organizzativa della Villa Rotonda di Andrea Palladio, sebbene tradotta in un linguaggio moderno.
Se la struttura racconta il rigore di Saarinen, gli interni raccontano la sensibilità cromatica di Alexander Girard, che diventa negli anni un amico intimo della famiglia Miller. Girard progetta tende dai motivi vivaci e tappeti su misura, tra cui uno per la sala da pranzo dal disegno astratto e uno per lo spazio della televisione con motivi grafici legati alla storia della famiglia. Disegna inoltre rivestimenti per le sedute con le iniziali di ogni componente della famiglia, ricamate a mano da Xenia Miller. Mescola pezzi propri a oggetti di arte popolare e a opere di artisti affermati come Claude Monet.
Il fulcro della casa resta però un salotto ribassato rivestito in pietra, raggiungibile tramite quattro gradini privi di corrimano e arricchito da una composizione di cuscini colorati che cambia con le stagioni, con tonalità più fresche nei mesi caldi. Tessuti provenienti da tutto il mondo, ricami messicani, sete giapponesi, cotoni a specchio indiani, compongono uno sfondo che rende ogni serata tra amici un’esperienza sensoriale. Nella sala da pranzo, le sedie scultoree su base a piedistallo bianco diventano il punto focale attorno a cui si organizza la convivialità.
Dopo la scomparsa di J. Irwin Miller e della moglie Xenia, gli eredi hanno donato la casa insieme a gran parte degli arredi originali. Nel 2000 la proprietà è stata sottoposta a un ingente restauro, e riaperta al pubblico come National Historic Landmark. Oggi la Miller House and Garden appartiene all’Indianapolis Museum of Art e continua a essere uno dei riferimenti più studiati dell’architettura residenziale del Novecento.