ARCHITETTURA
Villa Árborg

Nelle ruvide terre d’Islanda, Palmar Kristmundsson progetta una villa affacciata sull’ansa di un fiume glaciale

L’architetto islandese Pálmar Kristmundsson trae ispirazione da due aspetti per lui essenziali: il paesaggio e la geologia. Questi riferimenti sono presenti in tutto il suo portfolio, che spazia dalle case unifamiliari ai grattacieli, fino a commissioni pubbliche come l’Ambasciata Islandese a Berlino.

Anche la pietra naturale è un altro elemento di spicco nelle opere del suo studio PK Arkitektar, insieme a strati di cemento trattati in modo simile, che richiamano il terreno accidentato e naturale e la tettonica dell’Islanda. Questi temi sono esplorati a fondo nel progetto dell’iconica Villa Árborg, situata su una collina coperta di muschio che domina il fiume Hvitá, a sud dell’isola.

La villa, a due ore da Reykjavik, crea un rapporto intimo e stratificato con il paesaggio circostante. Pietra e ghiaia provenienti dalla valle sono state aggiunte alla miscela di calcestruzzo bocciardato utilizzata per costruire la casa, con gli aggregati che traspaiono nella superficie strutturata dell’architettura.

Allo stesso tempo, sono state utilizzate pietre di fiume per la piscina che delimita la terrazza, mentre il tetto verde è rivestito di muschio recuperato dal sito durante la costruzione e poi accuratamente ripristinato sulla sommità dell’edificio.

Kristmundsson paragona il processo di costruzione a un delicato “sollevamento del paesaggio”, all’inserimento della villa al suo interno e al successivo trasporto del manto di muschio sull’edificio

In questi e altri modi, la villa si collega profondamente al contesto e ai suoi dintorni. “In questo caso, la posizione rappresenta l’elemento più potente”, afferma Kristmundsson. “Tutto ciò che ho fatto è stato rispondere all’ambiente naturale del sito. Quando abbiamo progettato Villa Árborg, ho detto che non ci sarebbero dovute essere né vernice né cartongesso. Ho preferito materiali naturali e un trattamento delle superfici onesto, una tavolozza di materiali che fosse in linea con il genius loci e l’atmosfera”.

La villa è stata commissionata da un cliente che desiderava una casa vacanze destinata a soddisfare le esigenze di tre generazioni: genitori, figli ormai adulti e nipoti. Con questo in mente, erano necessari spazi abitativi di grandi dimensioni, insieme a una disposizione flessibile che potesse accogliere tutta la famiglia.

“La mia prima reazione è stata quella di pensare a due o tre piattaforme, ma la richiesta dei clienti era di essere tutti su un unico livello”, racconta Kristmundsson. “Quindi la soluzione finale è stata un unico terrazzo che si affaccia sull’ansa del fiume, con la casa che imita la scogliera e le rocce del sito”.

Si accede alla villa dal ciglio della collina, attraverso una sequenza di ingressi accuratamente ordinata dal retro dell’edificio. L’ingresso principale è parzialmente definito dal garage e dal blocco ripostiglio da un lato, con una terrazza sul cortile alle spalle, e poi dall’ala delle camere da letto dall’altro, con un lungo e invitante corridoio che li separa.

“Ho scelto materiali naturali e un trattamento delle superfici onesto. Una tavolozza di colori e materiali che fosse in linea con il genius loci e l’atmosfera”

Questa sequenza di ingressi conduce verso una parete di vetro che incornicia la vista aperta sul fiume, con le montagne in lontananza. La villa si apre in modo spettacolare sul paesggio, con un soggiorno open space che ospita cucina, sala da pranzo e salotto, con un camino angolare.

L’utilizzo di energia rinnovabile geotermica esalta le credenziali ecologiche del progetto, mentre altri materiali chiave includono il teak per il terrazzo, che ingrigirà nel tempo.

Anche la flora e la fauna intorno alla casa, tra cui muschio ed erica, sono state protette e preservate il più possible. Kristmundsson paragona il processo di costruzione a un delicato “sollevamento del paesaggio”, all’inserimento della villa al suo interno e al successivo trasporto del manto di muschio sull’edificio.

L’intero progetto trasmette un senso di purezza, tranquillità e sobrietà, che ricorda in qualche modo l’architettura giapponese. In Giappone, infatti, l’architetto ha trascorso un lungo periodo dopo gli studi in Danimarca, e lì ha appreso l’importanza del rapporto tra architettura e natura, come si evince in modo così vivido in Villa Árborg.

“È sempre intrigante acquisire nuove prospettive sulle cose”, afferma Kristmundsson. “Nella città da cui provengo non c’era una sola casa orientata verso il paesaggio o verso una determinata prospettiva. Sono tipologie di edifici che sono semplicemente state costruite su un terreno”.

“Per me, è stato interessante vedere come la casa giapponese reagiva al paesaggio. Ho capito che l’ambiente dovrebbe guidare il processo di progettazione. Questo è l’obiettivo, si tratta di sfruttare al meglio l’ambiente in cui ci si trova”.

Questo articolo è estratto da The Book 29. Sfoglia il magazine