ARCHITETTURA
Luci dell’Alentejo

In Portogallo, la casa progettata da Gonçalo Bonniz Arquitectos e Studio Flores intreccia rigore costruttivo e calore tattile. E si apre al mutare della luce

Grândola, nel sud del Portogallo, tra le dune sabbiose e la vegetazione spontanea dell’Alentejo, la casa Fonte das Perdizes si innesta nel paesaggio con equilibrio. Progettata da Gonçalo Bonniz Arquitectos, con l’interior design dello studio Flores di Emma Pucci e Valentina Pilia, la residenza nasce dal desiderio di creare un rifugio aperto, in dialogo con la natura e capace di accogliere ritiri meditativi e momenti di convivialità.

Il sito è stato individuato quasi naturalmente: una posizione leggermente dominante che consente alla casa di affacciarsi sul paesaggio, preservando i lecci esistenti. Sono proprio gli alberi, conservati e integrati, ad aver contribuito a scolpire la sagoma dell’edificio, influenzandone aperture, pieni e vuoti, e rendendo gli spazi quasi incastonati nel suolo.

L’impianto architettonico è netto e controllato, composto da tre ali a 45 gradi, orientate lungo un asse est-ovest che separa in modo radicale il fronte nord da quello sud attraverso un muro cieco in cemento. Questa barriera protegge l’abitazione dalle condizioni climatiche più dure e costruisce una vera soglia: oltrepassata, la casa si apre inaspettatamente verso il paesaggio.

La riduzione della palette materica e cromatica è uno strumento di progetto: cemento, legno, tessuti e dettagli naturali si ripetono in pareti, pavimenti e arredi

L’ingresso principale avviene attraverso un piccolo patio privato, segnato dalla presenza di un vecchio leccio che funge da cardine del progetto e introduce il tema generale: una transizione misurata tra chiuso e aperto, tra protezione ed esposizione.

Superata la barriera nord, si entra in un grande ambiente completamente rivolto al paesaggio, dove una finestra lunga 35 metri garantisce continuità visiva quasi ininterrotta. Un aggetto in cemento armato, a sbalzo sull’intera facciata sud, protegge la vetrata dall’irraggiamento diretto e modula la luce lungo l’arco della giornata. Luce che è parte integrante del concept: l’interno è pensato per vibrare con l’esterno, lasciando che le variazioni cromatiche del cielo e del terreno entrino nelle stanze.

La distribuzione è chiara: la cucina occupa l’ala centrale e funge da cerniera tra la zona pranzo, a est, e l’area living, a ovest, aprendosi su un’ampia terrazza. Nelle ali laterali lunghe gallerie illuminate dalle due porte di ingresso conducono alle camere, articolando un percorso più raccolto, dominato da una sequenza di prospettive.

La materia è studiata per ottenere una forte integrazione cromatica con il contesto e garantire durabilità in un clima estremo. La presenza di ardesia multicolore, con pigmenti grigi e bruni, definisce la palette. Il cemento, materiale principale per struttura e volumi, è stato calibrato in una tonalità di grigio scuro; mentre per dialogare con i toni bruni della terra è stato scelto un pino trattato.

Una vetrata continua di 35 metri, schermature e un aggetto in cemento trasformano il fronte sud in una membrana climatica e visiva, dove la luce viene filtrata e modulata

Il design si innesta con coerenza in questo impianto, lavorando sulla continuità, perchè l’obiettivo è valorizzare gli elementi architettonici evitando ogni sovraccarico. Alcune superfici sono lasciate volutamente libere, alternando pieni e vuoti che esaltano le proporzioni.

Pareti, soffitti e pavimenti utilizzano lo stesso cemento grezzo scuro, mentre le componenti di falegnameria – boiserie, porte, armadiature, mobili e oscuranti – sono realizzate sempre in pino. Il grande divano in lino struttura la zona giorno, affiancato da pochi pezzi selezionati: una poltrona di Børge Mogensen, una lampada Stilnovo, una lounge chair di Jorge Zalszupin, piccoli tavoli in legno e in travertino.

Studio Flores lavora anche su elementi su misura che creano un legame diretto con il contesto e le sue tradizioni artigianali. Nei corridoi, pannelli artistici in lana rivestono una grande porta scorrevole e parte delle pareti, generando un motivo grafico che accompagna il percorso.

A seconda del punto di vista, le superfici si trasformano, dilatando visivamente i volumi, mentre materiali tattili come lana, corda, lino e legno massello contribuiscono a rendere gli interni più caldi e a costruire un rapporto di risonanza con il paesaggio.

Ed è in questa sintesi tra controllo e spontaneità che si riconosce il nucleo concettuale del progetto: una casa ancorata all’Alentejo, capace di dialogare con le sue asperità climatiche e naturalistiche. Uno spazio essenziale ma non ascetico, in cui la luce è una presenza costante.

Questo articolo è estratto da The Book 30. Sfoglia il magazine