ARCHITETTURA
Re-Folded House

Mcleod Bovell rivoluziona le tradizionali logiche degli spazi abitativi. Con un progetto che ne destruttura e ricombina gli elementi in una reinterpretazione fuori dagli schemi

Creare significa esplorare nuove visioni e prospettive, avventurarsi in terreni sconosciuti, rimescolare le carte del già visto. E, a volte, anche cambiare radicalmente percorso per seguire un’intuizione. Succede allo studio Mcleod Bovell Modern Houses nel progetto di Re-Folded House, una residenza che è stata protagonista una sfida audace: mettere in discussione la convenzionale struttura e logica spaziale di una casa. Da qui ha origine un percorso architettonico che scardina i tradizionali concetti di spazio abitativo per riassemblarli in un’originale stratificazione di ispirazioni e metasignificati.

Punto di partenza, una radicale rivalutazione di geometrie, relazioni e gerarchie che porta Mcleod Bovell ad abbandonare i convenzionali schemi di un’edilizia residenziale fatta di ambienti rigidamente separati e funzioni definite da elementi di confine per adottare un nuovo linguaggio spaziale. Obliquo nel concept e nelle geometrie, e alieno alle consuete transizioni tra ambienti e utilizzi, sostituiti da inattese prospettive visive che invitano al movimento e all’esplorazione.

Fedele al suo nome in codice, lo spazio di Re-Folded House si dispiega attraverso percorsi fuori dagli schemi, tagli di luce concepiti per esaltare la matericità delle superfici, ambienti con arredi elementari che sembrano suggerire modi alternativi di vivere gli spazi. Ogni angolo rivela un nuovo asse, una differente prospettiva, un pittorico gioco di ombre, un cambiamento di tono nei materiali. E proprio da una lucida chiarezza materica scaturiscono queste innovazioni spaziali, che giocano all’unisono con la particolare localizzazione della residenza al centro di una pianura alluvionale, luogo instabile e per sua natura impermanente.

Mcleod Bovell sceglie perciò di poggiare le basi di Re-Folded House su una solida platea in calcestruzzo e con questo materiale generare le sue strutture, quasi in risposta all’instabilità del territorio. Al legno di pino, trattato in modo da resistere agli agenti atmosferici, il compito di conferire un’autenticità tattile e visiva alla parte più visibile dell’involucro, quella del piano superiore, che entra così in intima relazione con l’ecosistema naturale dell’area di Vancouver in cui sorge la casa.

Anche il progetto paesaggistico persegue l’evoluzione concettuale del progetto, strutturandosi su tre livelli integrati. Il primo, ispirato alla sedimentazione fluviale, crea soglie funzionali attraverso variazioni di livelli e superfici a volte marcate, altre appena accennate, con vialetti, scale e sentieri che si fondono fluidamente con il terreno. Il secondo livello è quello della vitalità del cambiamento, rappresentato da essenze arboree autoctone che integrano la proprietà nell’ecosistema circostante. Il terzo e ultimo livello, infine, è quello dell’esperienza umana, simboleggiato da passerelle, panchine e piattaforme sospese che si librano sugli spazi a verde invitando alla contemplazione e alla meditazione.

Più che una semplice abitazione, Re-Folded House diventa così una riflessione sul significato di vivere in armonia con l’ambiente e come materiali, forme e dinamismo spaziale possano riecheggiare la natura e i suoi continui mutamenti. L’obliquità, sia letterale che metaforica, plasma in questo senso ogni aspetto del progetto, dalla sua architettura geometrica e spigolosa alle stratificazioni materiche e spaziali che lo attraversano, diventando a suo modo una metafora della stessa esistenza.