Il progetto di Büro Mühlbauer esplora con forme non convenzionali la dimensione dell’abitare. Utilizzando un linguaggio architettonico austero e introverso
È una residenza dal carattere introverso, dove la vita quotidiana è organizzata intorno a due corti interne, una dedicata agli spazi di relazione, l’altra alla sfera privata. Ma questa bipartizione non è solo una scelta funzionale: la Two Courtyards House – questo il nome in codice del progetto curato da Büro Mühlbauer – è una vera e propria sperimentazione spaziale nel cuore delle foreste bavaresi, un ambito abitativo che sviluppa in pieno il suo significato solo all’interno di sé stesso, senza alcun riferimento esterno.
La casa, realizzata in calcestruzzo a vista, adotta fin dall’involucro una postura autonoma che privilegia gli ambienti indoor rispetto al contesto, con un perimetro a fungere da solido confine opaco. Una virtuale inversione della tradizionale relazione interno/esterno, che influenza non a caso anche le modalità con cui l’edificio entra in relazione con elementi come luce, ombra e temperatura.
Tutto avviene in modo indiretto e mediato, senza esplicite aperture ma piuttosto attraverso tagli architettonici che non rivelano ma si limitano a suggerire la dimensione outdoor. Unica eccezione a questa introversione spaziale, lo squarcio di luce che attraversa il salone principale aprendosi sull’orizzonte montano.
La doppia corte detta la distribuzione planimetrica degli interni, instaurando non solo una chiara gerarchia spaziale e di funzioni ma anche gestendo con magistrale progressione la transizione dagli ambiti collettivi a quelli più intimi e riservati. Le corti fungono anche da dispositivo di regolazione climatica, modulando la ventilazione naturale e l’apporto solare. La più grande dà accesso alla zona giorno principale, decorata da un grande camino, dettando un’interessante stratificazione degli altri ambienti della zona giorno.
La nuda matericità del cemento gioca un ruolo di primo piano nel mood della residenza. La monoliticità delle strutture crea una pronunciata continuità fra pareti, solai e recinzioni, interrotta da profonde aperture che modulano luce e temperatura insieme alla elevata inerzia termica del calcestruzzo. L’esito è austero ma al tempo stesso chiaramente leggibile, scandito da ombre che articolano geometrie e volumi in modo più distinto di quanto potrebbero fare gli espliciti dettagli architettonici.
Il compito di testimoniare la dimensione esterna è assolto da tre piccoli giardini, composizioni a verde che articolano il cielo, la vegetazione e il terreno in immagini leggibili. Ambiti non accessibili, questi spazi sono concepiti dal progetto come puri dispositivi ottici e temporali che mettono in scena lo scorrere delle stagioni.