Studio Saota rilegge l’architettura balinese attraverso una composizione di padiglioni immersi nel paesaggio. Stabilendo una relazione continua tra la casa e l’oceano
All’estremità meridionale di Bali, le scogliere calcaree di Uluwatu definiscono un paesaggio segnato dal rapporto diretto fra terra e Oceano Indiano. È in questo contesto che lo studio di architettura Saota realizza Villa 318, una residenza concepita come luogo di incontro per una famiglia allargata, articolata secondo una logica che avvicina lo spazio domestico alla struttura di un piccolo resort.
La casa si frammenta in una successione di padiglioni, corti, giardini e terrazze. Gli ambienti comuni occupano il nucleo centrale, mentre le camere sono distribuite in corpi più appartati. Questo impianto distributivo consente alla casa di espandersi o contrarsi in funzione del numero degli ospiti. I percorsi attraversano spazi aperti o coperti, riducendo la presenza di corridoi interni e trasformando gli spostamenti in un passaggio continuo attraverso architettura e paesaggio.
All’ingresso, un muro monolitico rivestito in pietra scura accompagna una grande scala sospesa sopra vasche d’acqua disposte su livelli successivi. La vista sull’oceano rimane inizialmente nascosta, e viene rivelata progressivamente attraverso un’alternanza di spazi raccolti e aperture che conduce al grande padiglione centrale.
Qui emerge l’elemento più riconoscibile del progetto: una monumentale copertura inclinata in calcestruzzo, la cui superficie conserva l’impronta delle casseforme lignee. Saota rielabora il rapporto tra elementi massivi e coperture leggere proprio dell’architettura balinese, introducendo un tetto dalla forte presenza materica che sembra tuttavia sospeso sopra uno spazio aperto e permeabile.
La sua inclinazione risponde all’orientamento est-ovest della casa, aprendosi alla luce del mattino e alle viste sull’oceano e proteggendo gli ambienti dal sole pomeridiano. Al di sotto, soggiorno, zona pranzo e bar formano un ambiente continuo affacciato sull’Oceano Indiano, prolungato all’esterno dalle terrazze e dalla piscina a sfioro.
La permeabilità della pianta risponde anche alle condizioni del clima tropicale. La frammentazione dei volumi, le aperture contrapposte, le corti e gli spazi intermedi favoriscono ventilazione naturale e ombreggiamento, mentre la vegetazione penetra fra le diverse parti della casa.
Le camere sono concepite come nuclei indipendenti associati a terrazze, corti e giardini. Nella master suite, studio, soggiorno e bagno compongono una sequenza fluida scandita da pareti e schermature lignee. Nel bagno, una vasca incassata è inserita in un basso specchio d’acqua che attraversa la vetrata e prosegue verso la doccia esterna, rafforzando la continuità fra spazio domestico e giardino.
Pietra locale, calcestruzzo a vista, legno e acqua definiscono una palette essenziale. La solidità delle superfici è bilanciata dalla trasparenza del vetro e dalla presenza della vegetazione. Anche il riferimento alla tradizione balinese evita citazioni esplicite e si concentra su principi spaziali e climatici: l’impianto distributivo, il ruolo delle corti e la compresenza di spazi coperti e aperti.
Sul margine della scogliera, un padiglione panoramico conclude la sequenza. Qui la costruzione si riduce a dispositivo di osservazione, mentre la casa arretra rispetto alla presenza dell’oceano. Villa 318 trova così la propria misura in un sistema di spazi in cui architettura, clima e paesaggio concorrono alla definizione di un unico ambiente.