ICONS
Villa La Scala

Villa La Scala, progettata da Vittoriano Viganò alla fine degli Anni 50, è una magistrale lezione di brutalismo architettonico. Una struttura in cemento e acciaio che si staglia in netto contrasto con il paesaggio verdeggiante che la circonda, fino alle sponde del lago

Volumi importanti, geometrie nitide, cemento a vista e una perfetta integrazione nel contesto naturale. La migliore lezione di brutalismo architettonico della fine degli Anni 50. A racchiudere tutte queste caratteristiche è casa La Scala, villa progettata dall’architetto Vittoriano Viganò per l’amico scultore André Bloc. L’edificio fu terminato nel 1958, edificato in un’area verde di grande fascino a San Felice del Benaco, appena sopra una celebre insenatura sulla costa occidentale del Lago di Garda.

“La magnificenza del panorama, che si gode dalla terrazza principale della villa, si fonde armoniosamente con la natura circostante”, sottolinea Giancarlo Vergnani, attuale proprietario che si è innamorato del perfetto rapporto natura-architettura, oltre che della sorprendente contemporaneità del progetto architettonico. Che, non per niente, è rimasto immutato. “La casa è rimasta la stessa, con la scalinata che porta al molo sul lago. Quello che abbiamo fatto è stato effettuare i normali lavori di manutenzione degli impianti, con qualche modifica decorativa. Il soffitto è stato ridipinto usando un unico colore, eliminando le fasce rosse e blu e il bianco centrale. Sono state apportate alcune modifiche alla disposizione degli spazi, come trasformare l’atelier dello scultore Bloc, situato al piano inferiore, in una camera da letto con bagno”.

Il rigore degli spazi e l’intelligenza dell’architettura dovevano essere rispettati. “Gli spazi abitativi si sviluppano su una superficie di trecento metri quadrati e comprendono al piano d’ingresso un soggiorno e una sala da pranzo, oltre a uno studio, un bagno e una cucina, con generose terrazze e portici esposti a est (lago) e a ovest (campagna). Al piano inferiore si trova la zona notte, più intima e riservata”. Elemento chiave dell’architettura: “la scala a ponte, sospesa su tre pilastri. Entra nel bosco e rende unica la villa unica e proprio da questa invenzione nasce il suo nome”.

Tutta la tensione dell’edificio è felicemente rivolta verso il lago, beneficiando di magiche viste dell’alba e di spettacolari lune piene, soprattutto nelle sere d’estate. I contrasti fanno parte del progetto: la struttura è in robusto cemento a vista, ma un senso di leggerezza e trasparenza è assicurato dal perimetro in vetro. L’intera pavimentazione è in ardesia grigio scuro e molti dettagli suggeriscono i capolavori firmati da Mies van der Rohe e Frank Lloyd Wright.

All’interno, i proprietari hanno seguito un approccio gentile e rispettoso del concept di interior design. Pur non mantenendo tutti gli arredi originali. Come sottolinea Giancarlo Vergnani, “abbiamo inserito un numero consistente di elementi rifatti in teak naturale, come i mobili dello studio, le porte e le ante degli armadi. Convivono con pezzi originali, come le sedie in teak e pelle accuratamente restaurate, i pouf in giunco, i tappeti e i telefoni”.

Da menzionare assolutamente il progetto del giardino, che dialoga piacevolmente con gli spazi domestici, tessendo un dialogo continuo e fluido tra interno ed esterno, design e vegetazione. “L’intero giardino è stato realizzato dall’architetto paesaggista Porcinai, che aveva il suo studio a Firenze. Ha immaginato un ambiente volutamente rustico, non così comune alla fine degli Anni 50. Tra i protagonisti di questo spazio lussureggiante ci sono tre cespugli di Poncirus Trifoliata, che dominano il centro del prato, poi un grande e vecchio ulivo, che è stato piantato davanti al portico occidentale della villa, un pino d’Aleppo e due ulivi a lato della scalinata del portico occidentale.

Una barriera di pitosforo protegge la finestra della cucina e parte del portico. Altri ulivi ombreggiano l’inizio del sentiero che porta alla cucina e all’ingresso secondario della villa. Ci sono anche eleganti cipressi, cespugli di piracanta, quelli di profumato alloro e pini d’Aleppo all’inizio dell’uliveto”. Il risultato è un giardino dall’aspetto felicemente naturale e vagamente selvaggio, come se fosse sempre esistito, a un passo dal lago.