ARCHITETTURA
Rigore brutalista

Tra le opere più originali di studio ZAO: un museo dai tratti quasi metafisici adagiato ai piedi
del monte Daci, nella regione di Hangzhou. Dove il rigore di un volume poliedrico cela un’insospettabile ispirazione

ZAO è l’acronimo dietro cui si cela lo studio Zhang Architectural Office, ma è anche un termine cinese che significa “costruire, fare, assemblare”. Un concetto dalle infinite sfaccettature, applicabile a scale e tipologie architettoniche molto diverse tra loro. A unirle, nel lavoro della architectural firm di Beijing, una meticolosa attenzione alle microdinamiche dei luoghi e della vita quotidiana che tuttavia non disdegna esplorazioni in ambiti fortemente eterogenei e carichi di valori simbolici.

È quello che accade in una delle realizzazioni più originali di ZAO, il museo dedicato al pittore Xiao Feng, un’opera dai tratti quasi metafisici adagiata ai piedi del monte Daci, nella regione cinese di Hangzhou. Il rigore brutalista del suo poliedrico volume in cemento cela un’insospettabile ispirazione, la rappresentazione simbolica dello spazio di meditazione di un artista dal linguaggio intimista, che nelle architetture del museo rappresenta il baricentro intorno a cui si snoda la struttura lineare dell’edificio.

I visitatori raggiungono l’ingresso, situato nella corte centrale, camminando sotto una struttura a ponte che rappresenta metaforicamente la soglia di accesso alla dimensione creativa. Una volta all’interno, il percorso espositivo segue la forma circolare dell’edificio, che in alcuni punti tende a restringersi mentre in altri si espande spazialmente in volumi più ampi aprendosi in parte all’esterno. Una serie di rampe disposte lungo il perimetro fornisce accesso ai diversi livelli del museo, assolvendo non solo a un ruolo funzionale ma soprattutto fornendo molteplici punti di osservazione sulle sue mutevoli geometrie.

La regolarità lineare della struttura principale viene interrotta sul prospetto interno da alcuni corpi sporgenti, solidi volumi concepiti come finestre aperte su un panorama che non è solo quello fisico della corte o dell’ecosistema in cui è immerso il museo, ma è soprattutto un riferimento alle sfaccettate prospettive attraverso le quali un artista interpreta e rappresenta la realtà e il suo immaginario. Un tema ripreso in forme più intime anche negli interni, dove irregolarità spaziali e rotture geometriche alludono alla medesima ricchezza e varietà dell’esperienza artistica.

In un’architettura così ricca di metasignificati non sorprende l’utilizzo del cemento a vista, un materiale che sa essere allo stesso tempo neutro e straordinariamente espressivo. L’intero involucro dell’edificio è stato realizzato sia all’esterno che all’interno con cemento colorato in pasta con inchiostro nero, una soluzione che dona alla sua superficie texture e accenti cromatici esaltati espressivamente da luce naturale e illuminazione artificiale, generando un vibrante contrasto con la natura circostante.