A Madrid, il loft del fotografo Manolo Yllera è uno spazio insolito che utilizza anche come set per i suoi shooting d’arte, design e moda. Una scenografia di vita e di lavoro, luminosa e dalle linee sinuose. Decisamente curvy, morbida, avvolgente e super soft
“Le case devono rispettare l’anima di chi le abita. Quando ho visto questo spazio industriale nel quartiere di Tetuán, un po’ ruvido, con le pareti scrostate e senza la minima leziosità, mi ci sono subito riconosciuto”. L’incontro del fotografo Manolo Yllera – autore del servizio – con l’ex officina meccanica che sarebbe diventata la sua abitazione, è avvenuto quasi per caso. Insieme alla moglie, la scrittrice madrilena Cristina López Barrio, era alla ricerca di un luogo che fosse allo stesso tempo casa e location per gli shooting fotografici dei suoi numerosi clienti, dagli artisti spagnoli ai grandi brand internazionali della moda.
“Prima di trasferirci c’è voluto del tempo, le pareti interne erano in pessime condizioni così le abbiamo fatte demolire, ricavando un open space di 140 metri quadrati che ci siamo divertiti ad arredare un po’ alla volta. Non avevamo fretta, e poi volevo dei mobili con una forte personalità, da utilizzare anche come sfondo per i miei lavori”. Questo, però, è avvenuto dopo. Prima sono stati rimessi a nuovo i muri perimetrali, trattandoli con intonaci grezzi mescolati al bianco puro, all’avorio e all’ocra, in continuità cromatica con i soffitti altissimi, fino a cinque metri, dai quali ora pendono vecchi chandelier in cristallo e lampadari in carta riciclata e pressata, a firma Enrique Romero de la Llana.
Arrivano invece da un antiquario francese i telai in ferro che incorniciano le finestre, mentre la maggior parte degli arredi sono stati scovati, a volte per caso, nei mercatini e dai bric-à-brac. “Il divano color avorio davanti alla finestra della zona giorno l’abbiamo addirittura trovato per strada, abbandonato su un marciapiede”, ricorda Manolo. Semplice ed essenziale la cucina, una stufa in acciaio restaurata e qualche mobile contenitore dalla linea spartana.
Mentre l’angolo notte si caratterizza per la presenza elegante del letto vintage in velluto, accostato a oggetti dal design eterogeneo come il tavolino dell’olandese Maarten Baas, lo sgabello dalla silhouette a farfalla disegnato da Sori Yanagi e la sedia Plywood di Charles & Ray Eames, entrambi di Vitra. “Ogni volta che un mobile ci piaceva lo compravamo, indipendentemente dal suo valore estetico o economico. Bastava che si intonasse al resto dell’arredo”.
Questa logica riguarda anche gli acquisti più recenti, come il tavolo maiorchino del XVIII secolo nella zona letto e la sedia in legno, a tre gambe, nel soggiorno, comprata per pochi euro in un mercatino no-profit del quartiere. Sembra disegnata apposta per intonarsi ai divani e a icone della storia del design, dal tavolino da caffè Tulip di Eero Saarinen, alla poltrona Pelican di Finn Juhl e la lampada da tavolo Snoopy progettata da Achille & Pier Giacomo Castiglioni per Flos.
Tutto, sempre, scelto dalla coppia, comprese le decine di fotografie in bianco e nero, firmate Seydou Keïta o Chema Madoz, che affiancano quelle del padrone di casa. “Danno un tocco di vissuto creativo, insieme ai tappeti berberi che coprono interamente i pavimenti. Per me sono una vera passione, li acquisto ogni volta che viaggio per lavoro in Marocco. Passo più tempo seduto lì, per terra, che sui divani”.