THE ORIGINALS
Catalejo

Tololo Ugarte crea una casa vacanze che ridefinisce radicalmente la percezione degli spazi abitativi. Utilizzando geometrie non convenzionali e interni in equilibrio fra design e informalità

All’esterno, un volume semicilindrico adagiato nel mezzo di una piccola radura circondata da alberi secolari. All’interno, ambienti intimi avvolti dal calore di pareti rivestite da pannelli in legno, pezzi di design e mobili shabby chic accostati con studiata nonchalance e viste panoramiche che sembrano riprese dall’interno di un cannocchiale. O meglio Catalejo, in lingua spagnola, nome scelto dallo studio di architettura cileno Tololo Ugarte per questa casa vacanze che sorge come un’oasi nelle pianure che circondano la città di Valparaiso.

Un territorio verde e selvaggio, dove si incontrano montagne, pascoli e foreste che il passaggio delle stagioni trasforma in un palcoscenico naturale in continuo mutamento. Il suo dinamismo ispira un progetto che non si limita a ricercare un apprezzabile ma tutto sommato scontato inserimento nel contesto, ma trasforma piuttosto la residenza in un segno della presenza umana che viene di volta in volta occultato o esaltato a seconda del periodo dell’anno. Se in estate la radura dove sorge Catalejo diventa una spianata quasi desertica, in inverno e in primavera viene letteralmente sommersa dalla vegetazione e dall’erba dei pascoli, che avvolgono la casa fino a quasi farla galleggiare nel verde.

Un effetto, questo, esaltato dalla scelta di sospendere il volume dell’abitazione su pali infissi nel terreno e dalla sua collocazione, al centro di un cerchio i cui quattro punti cardinali sono marcati dai grandi alberi di Quillay – un’essenza tipica dell’area centrale del Cile – che con la loro presenza monumentale rappresentano l’unico punto fermo di un ecosistema mai uguale a se stesso. Un ecosistema che sembra quasi entrare nella casa grazie al suo sviluppo curvilineo a doppia altezza, ai due prospetti nord e sud interamente vetrati e a due aperture circolari che inquadrano il paesaggio come l’occhio di un consumato regista. Una scelta architettonica non convenzionale, che suggerisce come l’ambiente naturale non sia semplicemente una quinta scenica ma piuttosto un elemento attivo in grado di ridefinire completamente la percezione dello spazio.

Lo stesso filo logico guida la palette materica, selezionata in funzione di una ricercata mimesi visiva fra architettura, interior design e contesto di inserimento. Se l’involucro esterno utilizza semplici lastre metalliche ondulate in una tinta nero opaco per sfumarne il volume fino a quasi farlo scomparire fra le ombre degli alberi, gli interni sono scanditi dalle nuance color miele dei pannelli lignei di rivestimento, il cui calore è sapientemente combinato con le atmosfere casalinghe di arredi fatti di un mix di elementi brocante e storici pezzi di design. L’esito non è un semplice spazio abitativo ma piuttosto un esperimento architettonico in cui alcuni temi progettuali – primo fra tutti l’inserimento nel contesto – lasciano i sentieri conosciuti per percorrere strade inesplorate, e ogni scorcio o apertura diventa una lente che mette a fuoco lo spazio naturale con uno sguardo nuovo e diverso.