Un’architettura modernista nel verde che alterna pieni e vuoti, offrendo un equilibrio raffinato tra introspezione e apertura verso la valle. È la residenza progettata da Simon de Burbure Architects con un approccio olistico
Su una collina a Kortryk, nelle Fiandre, Simon de Burbure Architects ha progettato Do House, una residenza che nasce da un approccio olistico e da un’idea di continuità con il paesaggio e con la memoria familiare. L’edificio dialoga non solo con la vegetazione circostante, ma anche con la casa adiacente progettata dall’architetto belga Ivan Van Mossevelde, padre del committente, rielaborandone lo spirito in chiave modernista. Obiettivo dichiarato: creare un rifugio semplice, non tanto minimale, quanto dall’aspetto vissuto e senza tempo, capace di fondere costruito e naturale. Il tutto per una coppia di mezza età e per i figli della stessa, in visita nei weekend.
In relazione con la valle grazie ad ampie vetrate, la casa sembra radicata nel terreno: non si impone, con il suo carattere misurato è come se fosse sempre stata lì. La tavolozza di materiali richiama i colori delle conifere. I mattoni grigio-marroni e i volumi in calcestruzzo acidato stabiliscono un legame diretto con il contesto. Articolato in spazi fluidi, il percorso planimetrico si apre nella zona giorno, mix di sobrietà e comfort: il morbido divano Togo di Ligne Roset, tavolini cromati e un tappeto JOV personalizzato disegnano un ambiente rilassato e insieme raffinato. Le poltrone LC di Cassina e la chaise longue di Le Corbusier introducono un respiro iconico, mentre la palette cromatica declinata nei toni della terra e del cemento ruvido contribuisce a plasmare un’atmosfera meditativa.
La cucina, con l’isola in acciaio inox spazzolato, prosegue questo dialogo materico, amplificato dal legno tinto cioccolato che contraddistingue pavimenti e boiserie. I bagni rivestiti in marmo verde smeraldo evocano la quiete del bosco in un allestimento impreziosito dalla presenza dello sgabello a tre gambe incrociate, in legno massello di olmo, di Pierre Chapo (1974). Elemento scenografico, la scala curva, illuminata dal lampadario Tube del cipriota-britannico Michael Anastassiades, diventa fulcro scultoreo collegando i diversi livelli della casa.
Al piano interrato, la dimensione contemplativa trova espressione nell’area benessere: palestra, zona relax e piscina coperta allineata allo stagno esterno, per dissolvere ogni confine tra architettura e natura. A bordo vasca, una coppia di sedute Utrecht di Gerrit Thomas Rietveld completa un quadro che unisce rigore formale e intimità domestica.