DESIGNERS AT HOME
A casa di Elena Cutolo

Nel centro di Milano, a casa dell’architetto e designer Elena Cutolo, prima allieva e poi braccio destro di Ettore Sottsass. Uno spazio bianco dove oggetti coloratissimi – dalle forme insolite – sono protagonisti

Qui abitano Pablo, l’armadio che pare una scatola di acquerelli. Mali, Gabon, Congo e Ghana, vasi in ceramica che quando nessuno guarda si animano. Ci sono anche Basilio, Callimaco, Tolomeo e Francis dai colori decisi, e forme inusuali. Nulla è entrato per caso in questa dimora milanese dove l’architetto e designer Elena Cutolo vive con la sua famiglia. E sono solo alcuni degli allegri ‘personaggi’ che rendono ancora più magica l’atmosfera di questo luogo, affacciato da una parte su Porta Ticinese e dall’altra sulla Basilica di Sant’Eustorgio. Nata a Napoli, sin da bambina, Cutolo sognava di lavorare con il grande Ettore Sottsass e mai immaginava di diventare un giorno il suo braccio destro. Invece ci è riuscita.

È entrata prima nel suo studio come architetto, poi lui ha colto in lei delle affinità che li hanno portati a ‘giocare come bambini’ creando modellini e sviluppando numerosi progetti di design: dai gioielli ai mobili e alle ceramiche che Sottsass aveva continuamente in cantiere. “La cosa più bella era andare a Murano per realizzare vetri, ma non vasi normali, vasi scultorei molto alti. È stato un periodo incredibile, abbiamo lavorato tantissimo e in studio arrivava sempre gente interessante. Ogni giorno era una novità e una festa”, dice Cutolo, che dal maestro ha imparato soprattutto a schizzare, liberando definitivamente la sua fantasia, fino a quel momento frenata dal disegno al tavolo con squadrette o al computer. “Ci trovavamo nella scelta dei colori e io riuscivo a cogliere le sfumature di quello che lui immaginava, mi veniva naturale”.

Quando si è trasferita in questa casa, Sottsass le ha detto: “Mica la farai tutta bianca?!!”. “Eh sì Ettore, proprio tutta bianca!”, ha risposto lei al suo mentore che non riusciva a spiegarsi perché avesse voluto trasferirsi da una precedente casa che a lui piaceva molto. “Cercavo la luce. A Napoli sono cresciuta in una casa molto luminosa che guarda il mare. Qui a Milano la ricerca è stata lunga e faticosa, quindi quando sono entrata in questa, ho subito detto: sarà la mia casa, qualsiasi sacrificio implichi”. Ci abitavano già due artisti, il pittore astrattista Eugenio Carmi e sua moglie Kiky Vices Vinci. Non sono stati necessari grandi lavori, l’unico vero cambiamento è stato dipingerla di bianco, renderla una scatola vuota.

L’architettura d’interni con mobili su misura è insopportabile per Cutolo, abituata fin da piccola a cambiare spesso la disposizione della sua camera, facendo cose stranissime e continuando a farlo pure oggi, visto che mobili e ispirazione non le mancano. Dopo la scomparsa di Sottsass, Cutolo ha aperto il suo studio e ha continuato con il design collaborando con molte aziende importanti. Uno dei suoi pezzi preferiti risale a questo periodo: è Merci Donald un tavolo basso, tutto nero con delle nicchie colorate, disegnato per Glas Italia, dove Cutolo e i suoi spesso cenano in stile giapponese. L’ispirazione è il risultato di tutte le sue esperienze: dal colore delle strade e della gente di Napoli, Barcellona e Parigi dove ha lavorato, a mostre che ha visto, libri che ha letto, persone cha ha incontrato.

Ma come nascono queste forme così particolari? “Vedo qualcosa che mi rimane impresso che diventa un punto di partenza per poi evolversi in qualcosa di completamente diverso. Magari vai a mangiare il sushi e il porta bacchette un giorno diventa una panca, oppure ora sto facendo degli anelli a sagoma di cappelli orientali. È un vedere le forme in maniera diversa, anche cose che esistono già”. L’oggetto più amato è una poltrona che lei e Alberto si sono regalati per il matrimonio: una Peacock di Dror Bershetrit per Cappellini, di feltro che gira su se stessa, grigia davanti e verde dietro.

Casa sua non è un vetrina di cose disegnate unicamente da lei, ma “n’ammesca francesca”, in dialetto napoletano: un miscuglio di cose che non c’entrano l’una con l’altra, di cose che le piacciono. Ovviamente ci sono cose di Sottsass e alcuni mobili antichi della nonna rivistati, come il cassettone in soggiorno sul quale ha appoggiato una sorta di libreria fatta da lei. Le cose ci arrivano non tanto per il loro valore ma perché ne è attratta. “Gli oggetti mi chiamano”. Che sia al mercatino dei Navigli, dove ha appuntamento fisso l’ultima domenica del mese, oppure come quando abitava a Barcellona, un giorno al mese si potevano lasciare in strada i mobili che non servivano più e prendere invece quello che interessava.

Una vana speranza l’aveva avuta Alberto che non riempisse pure questo appartamento, neppure dotato di cantina. “Ogni tanto devo salutare qualcosa perché le case non possono essere troppo piene. Ma ci sono molte cose di cui non riesco a liberarmi e continuo a collezionare: dalle sedioline alle statuette di Madonne perché sono così seducenti”.

Da poco il suo studio è diventato la camera di sua figlia per cui ora si è ritagliata una nicchia, piccola ma molto luminosa e con una vista magnifica. Anziché coprire i muri con carta da parati, come si usa fare in questo momento, ha definito lo spazio con una serie di schizzi su tela. “Sono dodici tele che ruoto visto che qui ce ne stanno solo sei e mi piace l’idea di cambiarle. Sono The Ears Cabinets e l’ispirazione era mio figlio che non studiava. L’ho trasformato in mobili con grandi orecchie!”