A Milano, la casa dell’architetto Marzio Cavanna è un calibrato racconto di ombre e proporzioni. Su uno sfondo total grey, che conferisce ritmo e profondità alla sequenza degli ambienti
Solenne, misurata, profondamente milanese. La casa di Marzio Cavanna, architetto, e del compagno Alberto Storace, ingegnere, è un racconto di ombre e proporzioni. I due condividono un appartamento in zona San Vittore, all’interno di un edificio degli Anni 20.
Dopo una lunga ricerca – oltre cinquanta case visitate – è bastata una rapida occhiata per capire che questa abitazione, con il suo corridoio lungo diciotto metri e la prospettiva tipica delle dimore d’epoca, era ciò che stavano cercando.
Fedele all’idea di una sobrietà armoniosa, Cavanna ha voluto rispettarne la struttura originaria, giocando con gli spazi. Nessuna demolizione, solo un’attenta ridefinizione per connettere passato e presente con naturalezza. Stucchi, porte e parquet in rovere a spina di pesce sono stati conservati e valorizzati; gli interventi più recenti, come i marmorini, sostituiti con superfici in resina dal gusto più contemporaneo.
Nell’edificio degli Anni 20 spicca il corridoio lungo diciotto metri. Un elemento tipico delle case d’epoca, che enumera e scandisce la sequenza degli ambienti
E ad accompagnare il tutto, una scelta cromatica radicale: un total grey in tre diverse declinazioni, orchestrato per dare ritmo e profondità alla sequenza degli ambienti: se le stanze di rappresentanza adottano la nuance più scura, nei passaggi di soglia e nell’ingresso prevale un grigio medio, mentre la zona notte si apre a una sfumatura più chiara.
L’effetto complessivo è quello di una continuità visiva fluida: ogni ambiente scivola nel successivo come in un’unica, progressiva, variazione tonale. Protagonista della casa è il corridoio, dove le cornici delle porte scandiscono un ritmo architettonico che guida lo sguardo.
L’appartamento è uno spazio vivo, in continua trasformazione, che rivela il piacere dei proprietari nel reinventare la quotidianità per celebrare esperienze e ricordi personali. Il contrasto tra compostezza e sorpresa caratterizza anche l’ingresso, dove boiserie grigie celano armadiature integrate.
Tre le sfumature di grigio: per le stanze di rappresentanza la nuance più scura, nei passaggi di soglia un grigio medio, mentre la zona notte si apre a una tonalità più chiara
La cucina su disegno alterna apertura e riservatezza grazie a pannelli pivottanti che la collegano alla sala da pranzo. Qui il ceppo di Gré, tipica pietra meneghina, riveste il blocco dell’isola, e un mobile contenitore color mattone introduce un accento caldo e materico.
Nel soggiorno cubi in zinco e una lounge chair Eames del 1956 dialogano con un camino, oltre che con opere d’arte, libri e oggetti provenienti dai mercatini delle pulci di Parigi o da alcuni negozi di Anversa – dallo store Magazyn alla libreria Copyright – tra i preferiti di Cavanna. Si tratta di piccoli tesori, tracce di viaggi e passioni come quella per i boschi e gli animali che li popolano, evocati con citazioni e dettagli naturalistici: la fotografia di una volpe, un piatto con un ragno, un orso portapipa, statuine di cervi e alci.
Nell’insieme, tutto contribuisce a una visione sartoriale dell’abitare in cui l’attenzione alle regole formali si fonde con una concezione del design d’interni quale strumento narrativo e, perché no, permeabile a tocchi d’ironia. E quando scende la sera, luci soffuse accarezzano le superfici scure forgiando scenari quasi teatrali.
Questo articolo è estratto da The Book 29. Sfoglia il magazine