Saloni affrescati per la casa-studio dell’architetto Carola Fumarola nel centro di Bologna. Stemperati da tocchi di colore almodovariani e da un’insolita – e giocosa – collezione di animali
Ampi volumi e altezze per un palazzo antico nel cuore di Bologna, nel quale gli interventi delle varie epoche sono stati riportati alla luce ed esaltati da spruzzi di colore almodovariani e stanze a tema che restituiscono personalità e calore. È la casa-studio dell’architetto Carola Fumarola, fondatrice dello studio Arcade.
“È un appartamento nel centro storico che si sviluppa al piano terra di un edificio di origine tardo quattrocentesca con interferenze barocche e neoclassiche – spiega la padrona di casa. – Quando ho trovato l’immobile era disabitato e in stato di abbandono”. È stato amore a prima vista, secondo Carola. “A colpirmi è stata la luce naturale che filtrava dalle finestre con affaccio verso il giardino interno, che garantisce intimità e silenzio pur in un contesto a forte densità urbana. Volevo una casa-studio: la testa di un creativo non si ferma mai e ogni momento è buono per esprimersi”.
Il risultato della ristrutturazione è un unico piano con ventidue stanze e una corretta divisione tra gli spazi di rappresentanza, dedicati allo studio, e quelli privati. Il cambio di pelle si è svolto in due fasi: prima il recupero dell’esistente e in seguito il restyling. “Ci sono voluti due anni di lavoro delle restauratrici su affreschi e finiture, nascosti in parte dalla calce bianca ottocentesca. La fase progettuale, di cui mi sono occupata personalmente, è durata circa un anno e ho dovuto ottenere il nulla osta della Soprintendenza trattandosi di un edificio vincolato. La ricetta per me è rispettare sempre l’ambiente in cui si opera”.
Nella fase due “la sfida è stata quella di accogliere interventi moderni e di design, giocando non solo sul binomio antico e moderno ma soprattutto sulle cromie”. Ecco quindi l’ingresso rivestito con i wallpaper di Moooi, la sala viola dominata dal divano B&B Italia di Patricia Urquiola e lo specchio-omaggio a Man Ray e infine la sala rossa, accesa dal mobile laccato rosso e dal soffitto. “Pur essendo una sostenitrice del minimalismo ho voluto seguire la tavolozza dei colori. Ho posizionato pochi oggetti e mobili di falegnameria, disegnati su misura, che richiamano il colore base di ogni singola stanza affinché ogni ambiente possa essere una sorpresa.
Tanti gli oggetti e gli arredi di design collezionati negli anni, come Horse Lamp e Piggy Table di Moooi, cavalli in ceramica e cavalli da giostra, tavolini con zampe di gallina… Gli animali sono disseminati ovunque. Perciò ho chiamato il progetto ‘la casa bestiale’. Anche nell’atrio la carta da parati Wall Covering Extinct Animals – dedicata agli animali preistorici – richiama il mood della dimora”. E l’eccentricità del “bestiario privato” riesce a smorzare l’importanza dei saloni decorati. “Sì ho voluto uno spazio giocoso. La stessa funzione è affidata al contrasto ludico tra superfici riflettenti lucide e altre materiche e opache”.
Unica concessione alla monocromia: la stanza “regina di quadri” a rombi neri e grigi, un motivo geometrico che si ritrova anche nella ceramica della cucina, come in un quadro di Escher. Ed è proprio la cucina la stanza preferita dalla padrona di casa: “Da buona italiana del Sud amo cucinare e adoro la convivialità. Purtroppo i lockdown per un po’ ci hanno negato la condivisione. Adesso che finalmente siamo tornati alla socialità stiamo organizzando in questo contenitore anche eventi sulla cucina italiana per gruppi di stranieri e incontri legati all’architettura, all’arte e al cinema”.