Con intonaci ruvidi, legno naturale e pietre a vista, lo studio Veinte Diezz recupera una vecchia casa messicana. Puntando sulla perfezione dell’imperfetto
“Alcune case non vengono progettate da zero. Alcune case sono già lì, aspettano solo di essere vissute”. È con questa riflessione poetica che lo studio Veinte Diezz Arquitectos introduce il lavoro di recupero di Casa Aljibe, una vecchia e affascinante abitazione nel centro storico di Mérida, in Messico.
L’edificio, anche se non in condizioni ottimali, conservava ancora gran parte delle sue mura originali. Negli anni i proprietari avevano assecondato le mutate esigenze abitative senza un progetto, semplicemente aggiungendo vani e aperture dove lo ritenevano necessario. “Rimanevano comunque molte tracce della vecchia costruzione: travi di legno, frammenti di sistemi strutturali, texture che racchiudevano storie silenziose. È da lì che abbiamo iniziato”, sottolinea lo studio.
I nuovi proprietari, una coppia colombiana che nel borgo desiderava una casa per le vacanze e il relax, ha messo immediatamente in chiaro i propri desiderata: avere zone dedicate alla conversazione e una cucina concepita come fulcro dello spazio.
L’estetica scelta per esterni e interni è quella ispirata al wabi-sabi, ovvero che cerca la perfezione nell’imperfetto. Intonaci ruvidi, legno naturale, pietre a vista. L’ingresso-soggiorno ha un soffitto a doppia altezza, con mobili bassi e pavimento in legno. Da lì, il percorso si dirama in due direzioni. Una conduce alla sala da pranzo circolare con una libreria, un portabottiglie e una vetrina. L’altra si apre su un sentiero di pietra circondato dalla vegetazione, che va dritto al retro della proprietà.
Il sentiero conduce al giardino, dove la piscina ingloba una vasca rialzata in cemento, comunemente chiamata aljibe, ora riutilizzata come jacuzzi. Un altro volume, invisibile da strada, ospita al piano terra la camera padronale, con testiera del letto che funge anche da armadio e nasconde il bagno, che comprende una vasca e una doccia all’aperto circondata da piante. Al secondo piano è stata ricavata un’altra stanza da letto più piccola.
“Il nuovo volume è stato dipinto in una tonalità di giallo slavato, che riprende il colore dell’edificio originale”, continua Veinte Diezz. “Non volevamo che il nuovo risaltasse, ma che si integrasse con le preesistenze”.