A Valencia, Casa Gesso di Viruta Lab rilegge l’eredità femminista di Ángela García Codoñer traducendo la sua poetica visiva in linguaggio architettonico. Un’abitazione-manifesto che coniuga riflessione, memoria e funzionalità
Casa Gesso, firmata dallo studio Viruta Lab fondato da David Puerta e María Daroz, nasce come un progetto intriso di pensiero critico e memoria artistica. Situata nella periferia di Valencia, la casa si configura come un “telaio abitabile”, una piattaforma architettonica che rilegge l’opera e l’eredità di Ángela García Codoñer, artista e figura chiave del femminismo spagnolo degli Anni 70.
L’abitazione, definita dai progettisti come un “blank canvas”, è un ambiente in cui vivere e al contempo riflettere su temi di genere, rappresentazione e costruzione dell’identità femminile. L’architettura si articola in due volumi di altezze differenti che dialogano con il contesto urbano.
Il primo, a un piano e mezzo, ospita la zona giorno; il secondo, su due livelli, raccoglie camere e bagni. A collegare i due corpi, una scala integrata in una parete attrezzata in rovere tinto che nasconde passaggi e separazioni funzionali.
Al centro si apre un patio interno, fulcro luminoso della casa, che porta aria e luce negli ambienti e connette interno ed esterno. Le superfici in piastrelle di porcellana bianca unificano pavimenti, facciate e cortile, definendo una continuità materica e visiva che rimanda ai tradizionali lavatoi valenciani trasformati in atelier artistici.
L’intera costruzione si fonda su una grammatica di sobrietà e purezza formale. Le superfici verticali, tagliate da fenditure luminose, alternano giochi di pieni e vuoti, mentre la luce artificiale — tra lampade decorative e sorgenti led nascoste — disegna atmosfere calibrate tra intimità e rigore. Il pavimento in grandi lastre ceramiche unifica lo spazio, creando un effetto scenografico accentuato dai toni neutri e dalle texture calde del legno naturale.
Ogni ambiente di Casa Gesso è concepito come un’estensione dell’universo artistico e visivo di García Codoñer. Il soggiorno dialoga con la serie Labores, in cui l’artista esplorava il lavoro femminile attraverso la manualità e l’artigianato domestico. Qui, tappeti, tessuti e dettagli decorativi evocano la tecnica del punto croce, restituendo una dimensione tattile e simbolica alla critica sociale.
Il patio reinterpreta la serie Morfologías: uno spazio sinuoso, aperto, in cui le curve e la presenza di un busto femminile rimandano alla decostruzione del corpo e alla riflessione sullo sguardo maschile nella storia dell’arte.
La suite padronale, invece, si ispira alla serie Misses. Il tweed in stile Chanel, disegnato da Viruta Lab per la testiera del letto, cita l’estetica dei concorsi di bellezza e sottolinea la costruzione artificiale dell’immagine femminile. Una luce a faretto, al posto della classica lampada da comodino, amplifica la metafora del palcoscenico.
Casa Gesso non si limita a essere una casa: è un dispositivo estetico e concettuale. La composizione spaziale misurata e il lessico materico disciplinato — porcellana, rovere, tessuti neutri — creano un linguaggio comune fra arte e architettura, in cui la contemplazione si fonde con la vita quotidiana.
Puerta e Daroz concepiscono così un’architettura “abitata” dalle idee di García Codoñer, capace di ospitare la memoria e il pensiero critico senza trasformarsi in museo. Gli spazi, pur definiti da funzioni precise, sono volutamente fluidi: luoghi in cui lavorare, osservare, riflettere.
La casa diventa così un gesto politico, una scrittura tridimensionale che restituisce attualità ai temi affrontati da García Codoñer mezzo secolo fa. Dimostrando che l’architettura domestica, oltre a rispondere a bisogni pratici, può farsi veicolo di pensiero e coscienza.