CASE
Casa Liberty a Milano

In un palazzo Liberty milanese, Lalla’s House diventa il laboratorio in cui il patrimonio decorativo d’epoca dialoga con il progetto di Sonia Calzoni. Fondato su minimi interventi murari, un’originale quinta metallica e una rigorosa regia cromatica

Via Bernardino Zenale, a Milano, è una delle vie che ancora oggi mantengono un carattere riservato, quasi segreto. Qui, in un palazzo espressione del Liberty lombardo, si concentra quella stagione di artigianato colto e sapiente che ha segnato l’inizio del Novecento milanese: ferro battuto di Alessandro Mazzucotelli, dipinti di Carlo Carrà, vetri colorati iconici, soffitti smaltati e gessi decorativi raccontano un’epoca in cui l’architettura residenziale era anche manifesto artistico. È in questo contesto, al piano rialzato, che prende forma Lalla’s House, progetto di ristrutturazione firmato da Sonia Calzoni Architetti.

L’appartamento, circa cento metri quadrati, è tutt’altro che neutro. È un contenitore denso di memoria, decori, tracce materiali e familiari. L’approccio progettuale è dichiaratamente misurato: non si tratta di “rifare” ma di ascoltare e interpretare. Secondo una postura conservativa, in cui l’esistente viene salvaguardato e gli innesti contemporanei sono misurati ma chiari, mirati a migliorare la funzionalità quotidiana senza alterare l’identità dell’impianto originario.

La distribuzione interna viene rivista in punta di piedi. Pochi interventi murari, calibrati, restituiscono respiro agli ambienti e aggiornano i percorsi della casa. Viene introdotto un nuovo ingresso, dalle linee curve e avvolgenti, che accompagna con naturalezza verso la zona notte. Questo disimpegno curvilineo non ha solo un ruolo distributivo: addolcisce il passaggio fra aree pubbliche e private, assecondando una fruizione più fluida.

Una quinta in metallo giallo, un nuovo ingresso curvilineo e il motivo circolare come cifra formale ricompongono l’eredità liberty in una dimensione attuale

I tre ambienti principali – soggiorno, sala da pranzo e cucina – mantengono volutamente la conformazione storica. Non si interviene sulla sequenza dei locali, ma sul loro modo di relazionarsi alla luce, all’aria e tra loro. La percezione di respiro è ampliata attraverso una serie di scelte minime ma incisive, che lavorano per sottrazione più che per sostituzione.

In questo equilibrio tra rispetto e aggiornamento, un gesto architettonico in particolare assume un ruolo centrale: la nuova quinta in metallo che separa – e insieme mette in relazione – cucina e zona pranzo. Disegnata su misura e realizzata artigianalmente, la struttura è una griglia metallica gialla, forata, geometrica. Non raggiunge il soffitto, si ferma prima, lasciando correre lo sguardo e la luce lungo l’intera altezza del locale. Il risultato è un elemento che definisce le funzioni senza mai chiuderle davvero, un filtro più che una parete.

La sua dimensione è al tempo stesso funzionale e simbolica: è un innesto contemporaneo netto, dichiarato nei materiali e nel colore, ma sufficientemente leggero da non competere con gli apparati storici. Un dispositivo architettonico che sintetizza il dialogo, mai nostalgico, tra passato e presente.

Il progetto non si limita, però, a inserire un unico elemento forte. A tenere insieme le diverse parti della casa è un lessico che lavora su geometrie e materiali. Il segno circolare, ricorrente nei decori originari del palazzo e nei motivi liberty, viene ripreso e trasformato in chiave progettuale. Nel nuovo foro praticato nella parete tra salotto e sala da pranzo, l’apertura assume la forma di un oblò, una finestra rotonda che mette in comunicazione visiva gli ambienti senza annullarne l’autonomia. Questo cerchio ridefinisce la percezione delle profondità interne, innesca allineamenti inaspettati, crea un ritmo visivo che disegna connessioni delicate ma evidenti.

Guidata dai rosa e gialli delle vetrate liberty, la palette diventa strumento di progetto. Colore che valorizza stucchi e soffitti e ricuce tra loro ambienti e atmosfere

Fondamentale, nel definire il carattere finale di Lalla’s House, è la regia cromatica. Qui il colore non è un’aggiunta arbitraria, ma uno strumento di progetto radicato nella preesistenza. Sono le vetrate liberty, con le loro sfumature di rosa e giallo, a dettare la palette dell’intervento. I toni caldi, già presenti nelle finestre e nei soffitti dipinti, diventano la bussola cromatica per l’intero appartamento: scorrono con discrezione lungo i percorsi dalla cucina alla zona notte, legano ambienti diversi con un’unità tonale morbida ma riconoscibile.

E dove la narrazione cromatica si interrompe – nei bagni e nella cabina armadio – è per una scelta consapevole di contrasto: qui prevalgono i grigi, che inscatolano gli spazi e concentrano lo sguardo, definendo ambienti più raccolti e introversi, quasi sospesi rispetto al resto della casa.

Dal punto di vista materico, il progetto conferma la stessa logica di continuità controllata. I pavimenti in legno vengono mantenuti, così come le porte originali, con i loro dettagli, e i vetri colorati che hanno orientato tutte le scelte successive. I nuovi materiali – marmi, rivestimenti, finiture – sono selezionati per dialogare con ciò che esiste. Le tinteggiature lavorano per profondità e non per saturazione: modulano la luce naturale, restituiscono spessore alle pareti, accompagnano i percorsi interni senza ridurre l’insieme a una scenografia.

Sonia Calzoni dimostra come una casa liberty possa traformarsi in chiave contemporanea senza tradire la sua identità. Pochi interventi mirati, una regia cromatica coerente e un solo gesto forte

La componente d’arte e design contribuisce a completare il quadro. Le opere scelte per abitare Lalla’s House – firmate da giovani designer e artisti emergenti – aggiungono una nota di freschezza ed eclettismo che risuona con la natura dinamica del progetto. Non sono meri complementi decorativi, ma presenze che interagiscono con il carattere dell’appartamento, instaurando un dialogo serrato tra ricerca contemporanea e memoria storica.

Nel suo insieme, Lalla’s House si configura come un caso esemplare di come intervenire su una casa liberty milanese senza snaturarla. Nessun gesto invasivo, nessuna cancellazione dell’esistente: il progetto lavora per addizione controllata e per reinterpretazione, rispettando il patrimonio architettonico e decorativo del palazzo e, al tempo stesso, rispondendo con precisione e scelte misurate. Perchè il passato non è un vincolo da aggirare, ma una risorsa da leggere, interpretare e trasformare con intelligenza progettuale.